Anche l’Università degli Studi di Bergamo aderisce alla giornata in programma lunedì 21 marzo promossa dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) per riaffermare il ruolo strategico della ricerca e della formazione per il futuro dell’Italia. La giornata “Per una nuova primavera delle Università” a Bergamo vedrà un dibattito aperto al pubblico con il quale discutere e raccogliere idee da proporre e consegnare al Governo per rilanciare l’università. L’appuntamento è in programma lunedì dalle 9,30 alle 12 nella Sala Galeotti del Campus Economico e Giuridico dell’Ateneo in via dei Caniana, dove oltre al Rettore Remo Morzenti Pellegrini interverrà Paolo Buonanno, Prorettore delegato alla Ricerca dell’Università e a seguire uno studente, un assegnista di ricerca e un rappresentante del personale tecnico amministrativo.
La discussione si aprirà in seguito al territorio con una tavola rotonda con rappresentanti del mondo politico-istituzionale, economico e sociale. Nel pomeriggio alle 14 l’Università di Bergamo parteciperà alla conferenza stampa nazionale che si terrà presso il Comune di Milano, alla presenza di Rettori e ProRettori delegati alla Ricerca degli Atenei del Paese.
Dal 2008 il sistema universitario italiano è soggetto a tagli lineari e progressivi delle risorse. Invece che investire in ricerca e istruzione per uscire più velocemente dalla crisi, la spesa pubblica in ricerca è diminuita da 4 a 2,8 miliardi (-30%) e la spesa per l’università da 8,6 a 7,8 miliardi (-9%). I continui tagli e l’assenza di una strategia di investimento pubblico e privato nella ricerca e nell’alta formazione, rendono estremamente difficile mantenere il sistema competitivo e attrattivo. Le politiche di tagli, di blocco del turnover e di blocchi retributivi hanno impedito di rinnovare il corpo docente, disincentivando i migliori a restare e allontanando i giovani talenti e i ricercatori stranieri. L’indebolimento del diritto allo studio ha causato un continuo calo di iscritti e laureati, soprattutto nelle regioni meridionali. Gli immatricolati sono calati del 20%, in un paese ultimo in Europa per numero di laureati, e i docenti e ricercatori del 17%. Nonostante tutto, le nostre università riescono ad essere competitive e, uniche tra le amministrazioni pubbliche, sono finanziate sulla base dei costi standard e degli esiti delle valutazioni scientifiche. Sono anni che si parla di ricerca e università, ma il dibattito non ha mai affrontato con decisione i veri problemi e le vere priorità. La ricerca e l’università sono un patrimonio di tutta la società. Rinunciando ad investire in ricerca e istruzione si rinuncia a investire nel futuro.

















