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Un progetto per fare delle Orobie la Valle della salute e del benessere

Trasformare le Orobie nella “Valle della salute e del benessere”. È l’obiettivo ambizioso di un nuovo progetto nato per rilanciare le valli bergamasche. L’iniziativa ha già un nome, Health Valley, e mira a fare del nostro territorio la principale destinazione di soggiorno e permanenza italiana ed europea dove cura, salute e benessere siano parte integrante del territorio di montagna e lago.

«Il progetto – spiegano i promotori – è il risultato di anni di studio del mercato del turismo medicale, e del wellness internazionale che ha portato alla realizzazione di un piano per lo sviluppo del territorio e della sua economia. ​Health Valley​ è situata in un’area geografica italiana strategica e privilegiata, non solo per le bellezze naturali parte dell’anfiteatro delle Alpi Orobie e la natura incontaminata, ma anche per la vicinanza a Milano, motore economico e di innovazione del paese, e a due ore di aereo dalle principali capitali europee».

L’obiettivo del progetto è di presentare un piano programmatico a lungo termine che delinei una serie di iniziative pubbliche e private attraverso fasi di pianificazione strategica. Health Valley​ ha una visione globale per iniziative d’investimento fino al 2030, e oltre. «Partnership strategiche con istituzioni territoriali e il dialogo con associazioni di categoria – sottolineano ancora i promotori – stanno portando i primi frutti di un lavoro che, in vista delle Olimpiadi Invernali del 2026 avrà certamente risvolti su tutto l’arco alpino, rappresentando un sicuro banco di prova per il territorio orobico».

L’area interessata va, grosso modo, dalla Val Brembana alla Valle Seriana, fino al lago d’Iseo e Darfo Boario Terme. 

Tra i promotori di Health Valley c’è la società Orobia Group Limited, con sede a Londra, che sta valutando soluzioni di investimento sul territorio. L’obiettivo è attrarre capitali esteri che andranno poi messi a disposizione sul territorio. E qualche riscontro sembra esserci già. «Sono emerse manifestazioni di interesse per progetti di infrastruttura mobile, residenziale e benessere. È stato preso seriamente in considerazione lo studio del progetto infrastrutturale ​Orobie Superski, relativo al rilancio di un vecchio proponimento quale il comprensorio sciistico delle Orobie».

Come base di sviluppo e sperimentazione, in questa fase è aperto un dialogo per una serie di piani di investimento sul territorio del comune di Ardesio, «che si colloca in una posizione geografica ideale per il progetto, essendo nel contempo il luogo di partenza e arrivo del ​Sentiero delle Orobie. L’amministrazione comunale, la quale ha manifestato totale sostegno verso l’iniziativa, accoglie positivamente l’idea di fare del proprio territorio un hub sperimentale per il rilancio di una nuova industria del turismo sostenibile», sottolineano ancora i promotori.

Una prima visione del progetto era già stata presentata a fine 2017 nel corso di un incontro ad Ardesio. L’idea di Health Valley, peraltro, si affianca ad Orobie Style, l’iniziativa di un gruppo di imprenditori per rilanciare il turismo tra valli e lago. L’intenzione è quella di portare avanti i due progetti insieme. Health Valley a un livello più ampio, per dialogare con le istituzioni pubbliche e gli investitori, anche esteri. Orobie Style, invece, a un livello più vicino alla realtà locale, per calare i progetti sul territorio. 

Un primo appuntamento con il pubblico per presentare l’iniziativa è quello promosso proprio da OrobieStyle, lunedì 25 novembre​ a partire dalle 20 al teatro Monsignor Tomasini di Clusone.

Per saperne di più sul progetto Health Valley – Valle della salute è possibile consultare il sito web a questo link.

7 COMMENTI

  1. Lodevole iniziativa quella di studiare e rilanciare un “turismo sostenibile”. Ma speriamo che si usi anche un linguaggio altrettanto sostenibile, non anglofono imitando Milano con “City Life” ecc., per sembrare di esser più moderni. Nella terra del Formai de Mut meglio valutare bene se usare il termine Health Valley : non vorrei che finisse come la bici da montagna che molti chiamano “muntanbai”.

    • Penso sia un progetto molto pericoloso per la salute degli ecosistemi. Le Orobie (soprattutto le Orobie bergamasche) sono un concentrato di biodiversità animale e vegetale che ci invidiano in tutto il mondo. Sui nostri monti sopravvivono molte specie che durante l’ultima era glaciale hanno trovato proprio a due passi da casa nostra un posto in cui poter vivere. Suppongo che fare delle nostre montagne un punto di turismo concentrato poiché pensiamo alla salute e al benessere dell’uomo porti alla distruzione della salute e del benessere degli ecosistemi montani già delicati di natura.
      Per favore, Ve lo dico da studiosa e amante della natura, quando pensate al benessere mettete sul piatto della bilancia i pro e i contro non dell’economia, ma soprattutto i pro e i contro della natura. Non possiamo permetterci la perdita e la distruzione del gioiello orobico.

      Elena

  2. Stiamo parlando del comprensorio sciistico che intendeva distruggere ulteriormente il gruppo della Presolana-Ferrante, interessando anche la Val Conchetta per arrivare fino a Lizzola? e magari oltre?
    Ho letto le centinaia di pagine del progetto originale, che abbiamo contribuito a bocciare, pagine che possono uscire dalla mente solo di gente che tutto ha in mente (compreso l’ammontare del proprio conto in banca), ma non la sostenibilità ambientale.
    Turismo sostenibile? stiamo prendendoci in giro? avete letto il progetto originale? Conoscete le ragioni per cui anche lo sponsor amministrativo principale di allora (Provincia di Bergamo) ha dovuto gettare la spugna?
    Se ci sarà il comprensorio sciistico farò opposizione durissima, con i pochi mezzi di cui dispongo. Ma la faremo in tanti altri, potete giurarci, nel dubbio/convinzione che si tratti di un progetto di profittatori privati di denaro pubblico, come dimostrato da tutti i comprensori sciistici realizzati nell’area dal dopoguerra, costati fin qua alle casse pubbliche cifre da capogiro e che non hanno garantito un reddito decente alle popolazioni montane neppure per pochi anni.
    Eliminate l’ipotesi del comprensorio sciistico e la cosa si potrà fare. Non potete pensare di attirare gente a godersi le meraviglie della natura prealpina, per presentare loro il territorio deturpato dalle strutture sciistiche ottenute con lavori pesantissimi su un suolo carsico delicatissimo.

  3. Ne so ancora poco ma a parer mio è un’idea e un’opportunità fantastica , porta lavoro, permette ai cittadini di sviluppare e rilanciare un posto unico al mondo.
    Certo va gestito bene in modo molto accurato e professionale.

    Il mio più grande dubbio sarà la gente del posto che a causa della forte chiusura mentale si opporrà in qualsiasi modo e preferirà continuare a fare il piccolo operaio partendo alle 4,30 del mattino per andare al lavoro

    Io sono nato e tuttora residente in questo splendido parco..

    Complimenti agli ideatori e sviluppatori

  4. Scandaloso! Dopo 10 anni si parla ancora di comprensorio! E magari di forare il Pizzo di Petto (zona paesaggisticamente SACRA, ancor più del mare in burrasca sopra Colere ora IRRIMEDIABILMENTE DISTRUTTO dagli sbancamenti delle piste di Colere) con una galleria per unire Colere a Lizzola? Siamo matti? Ancora per giunta mungendo soldi pubblici e facendo la fine dell’indegna mangiatoia di Foppolo e Carona, cosa MAI viste nella terra di Bergamo?
    Leggete per favore quanto scrivevo sul notiziario del CAI Bergamo ‘Le Alpi Orobiche’ pagine 34 e 35 https://www.caibergamo.it/content/le-alpi-orobiche-n%C2%B0-103-marzo-2018 in merito a come rivitalizzare le Orobie! Outdoor (significa andare a piedi ….) e cultura!
    Lasciate perdere il comprensorio, prendete spunto dalle osservazioni del testo di cui sopra ed avrete il mio appoggio; in caso contrario tutta la mia opposizione!
    Saluti.
    Massimo Silvestri

  5. Eccoli, i sig.ri del Cai, elettisi custodi delle bellezze montane e fervidi rappresentanti della decrescita felice, convinti che per sostenere l’economia rurale e montana basti inglorarsi con le meraviglie pasaggistiche e che il turista accorra in massa a fotografare fiori e pigne. (salvo poi fare i pendolari settimanalmente verso la zona urbana…). Peccato che il mondo si muova ad altra velocità e con altri interessi. 20 anni di immobilismo territoriale ed amministrativo ci hanno condotto a passi ben distesi verso la decadenza e l’inadeguatezza turistica dell’intera area. Qualcuno dei lor signori si preoccupi di fare quattro passi in altre zone turistiche alpine e prealpine e vedere cosa è stato fatto e cosa fanno per promuovere veramente il turismo e non risultare desueti e pleonastici. Non serve neppure andare toppo lontano.
    Ed i peccati capitali del sistema amministrativo e politico non siano la scusante all’ auspicio di immobilismo e rinuncia a qualsiasi intervento, soprattutto sulle spalle dei 50000 “asini” che si muovono quotidianamente dalle idialliache valli da fotografare per guadagnarsi la pagnotta.

  6. 40 anni di immobilismo, forse anche più, prima si pensava solo a fandà ol teler e fasö la moltà. Poi adesso con sta crisi ormai perpetua, si risvegliano dal letargo. Ma ormai ben poco si può fare.

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