Il 2021 è stato un anno record per la somministrazione orobica, ma i settori “non standard” del lavoro in provincia sono sempre meno atipici, sempre più diffusi, e sempre più bisognosi di supporto e rappresentanza.
I numeri parlano chiaro. Nell’ultimo quinquennio, gli occupati medi interinali sono stati circa 15.000 con una crescita del 30% in dieci anni. Complice il forte incremento del Pil bergamasco, hanno raggiunto proprio quest’anno il picco dei 17.000, un vero e proprio record.
Sono dati della Felsa Cisl di Bergamo, federazione sindacale che rappresenta i lavoratori somministrati, i collaboratori e gli autonomi che ha celebrato ieri (martedì 30 novembre) la propria assemblea congressuale. Alla guida della Felsa è stato confermato Guido Fratta, 43 anni, di Songavazzo, ex presidente e ora segretario di Promoserio. Oltre che essere responsabile della categoria in Bergamasca da oltre otto anni, Fratta è al contempo segretario regionale. L’assemblea congressuale ha eletto anche le altre due componenti del coordinamento, Alessia Cozzi e Sara Belotti.
Nella relazione congressuale Guido Fratta si è soffermato sui dati relativi al periodo tra il 2017 ed il primo semestre 2021. Oltre il 50% dei somministrati bergamaschi è giovane e compreso in una fascia di età tra 18 e 34 anni ,nonostante in termini percentuali questo trend sia in calo. E ciò perché negli ultimi anni sono aumentati gli occupati con età più avanzata.
Si tratta dei cosiddetti “lavoratori di ritorno”, che si reinventano dopo un precedente e continuativo rapporto di lavoro o a seguito di un’esperienza con partita iva. O ancora, donne che ripartono dopo un lungo periodo di cura della famiglia. E proprio le donne costituiscono stabilmente il 40% della platea interinale, valore in media con i dati provinciali, ma superiore nel comparto industriale.
In costante crescita invece il numero degli stranieri impiegati, passati dal 27 al 33% in meno di 5 anni e prevalentemente provenienti dal continente africano. Infine la suddivisione per settori, con l’industria che si attesta al 67,5% degli occupati (con il metalmeccanico su tutti). Commercio, turismo, servizi pesano invece per circa il 20% e la Pubblica Amministrazione per meno del 5.
La crisi Covid, sottolinea Fratta, ha fatto emergere anche tutte le fragilità del settore «accentuando nei mesi peggiori del 2020, quel dualismo tra lavoratori protetti e non, che ha contrapposto cassa integrazione e blocco dei licenziamenti, al “game over” dei nostri contratti a termine, alla cessazione delle collaborazioni e degli incarichi da lavoro autonomo, al lavoro a chiamata congelato, salvo qualche piccolo ristoro. Durante gli ultimi anni si è comunque assistito ad una progressiva trasformazione del lavoro somministrato con un forte incremento dello staff leasing (assunzione a tempo indeterminato con agenzia) che garantisce copertura economica anche in assenza di missione. Circa 4 mila persone nella nostra provincia hanno oggi un contratto afferente a questa tipologia».
Infine è mutata la geografia locale della somministrazione bergamasca, che appare oggi polarizzata su due contesti. «Il primo ambito – chiarisce Fratta – più tradizionale, connesso alle principali aree produttive del centro nord provincia ed il secondo, per molti aspetti nuovo, sviluppato nella bassa pianura intorno alla Bre.be.mi, in cui trasporti e logistica (Amazon ma non solo) sono assoluti protagonisti». Per avvicinarsi a questo secondo polo, Felsa grazie al supporto della Cisl di Bergamo, ha potenziato il proprio presidio, creando sportelli anche a Romano e Cividate al Piano
Durante l’assemblea sono state analizzate anche le problematiche relative alle collaborazioni, ai navigator e al lavoro autonomo. Con una sfida ben chiara per Felsa: «Rappresentare sempre più il lavoro che cambia, indipendentemente dalla modalità in cui è svolto, contrattando tutele crescenti, welfare adeguato, formazione e previdenza integrativa».


















