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Verso le elezioni, intervista a Niccolò Carretta

Proseguiamo con gli articoli dedicati alle elezioni politiche del 25 settembre. 

«Vorrei continuare in Parlamento il lavoro che ho iniziato negli ultimi anni in Regione, sempre parlando e ascoltando i cittadini, le imprese e gli amministratori locali del nostro territorio». È questa la nuova sfida di Niccolò Carretta, consigliere regionale, leader lombardo di Azione e candidato per il terzo polo nel collegio uninominale di Bergamo alla Camera dei deputati (Lombardia 3 U02).

Il quasi trentunenne nato a Seriate non ha dubbi: «il terzo polo è l’unico vero progetto politico e non un cartello elettorale come sono la destra e la sinistra. Il nostro è un programma liberal-democratico che parla a tutti gli elettori. Pensiamo che chi ha fatto cadere il governo abbia fatto la scelta più antipatriottica. Draghi ci stava dando lustro in Europa e nel mondo».

Lei è consigliere regionale ed è membro della Commissione sanità. Quali sono le sue proposte in questo ambito?

«Vorrei portare avanti gli impegni già assunti in questi anni di consiglio regionale anche in Parlamento a tutela della sanità bergamasca. La pandemia ha messo in evidenza le gravi carenze del nostro sistema sanitario e sulla medicina di territorio: non ci sono presidi medici a cui i cittadini si possono rivolgere, se non gli ospedali che infatti sono sovraffollati. L’altro grande tema è la scarsità del personale medico e infermieristico. La terza battaglia sulla quale voglio concentrarmi è quella dello psicologo di base, idea che ho già portato in Commissione sanità. In regione Lombardia, poi, va riequilibrato il rapporto tra pubblico e privato accreditato. Infine, vorrei che venisse istituita una Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid e sulla gestione della pandemia in Lombardia. Mi piacerebbe farne parte, anche perché fui tra i primi a spendermi per la zona rossa nel marzo 2020».

Altra commissione di cui è membro è quella dei trasporti. Quali idee ha per migliorare il contesto della Val Seriana?

Penso che l’AT1, il treno da Bergamo ad Albino, sia stata una grande intuizione e una delle poche infrastrutture portate a termine bene nel nostro territorio. Mi piacerebbe che si ragionasse seriamente di un suo prolungamento. È chiaro che è una questione di utenza, quindi di rendere sostenibile l’investimento.

E ulteriori infrastrutture che potrebbero favorire lo sviluppo della provincia e dei comuni di montagna?

«Penso che prima di tutto dobbiamo occuparci delle infrastrutture digitali, sono ancor più prioritarie di quelle fisiche e viabilistiche. È inaccettabile che oggi, nel 2022, ci siano ancora tanti cittadini della Val Seriana che hanno difficoltà a connettersi. Questo tema riguarda anche e soprattutto le imprese. Il territorio seriano è ricco di aziende e di imprenditori che spesse volte mi raccontano di difficoltà che oggi sono inammissibili».

Altra commissione di cui è membro in Regione è quella dell’autonomia.

«Io sono a favore dell’autonomia differenziata. Ho votato a favore del referendum promosso dalla Regione nel 2017, peccato sia rimasto lettera morta, nel senso che è stata una grande operazione di distrazione di massa. Tipico della Lega che riempie di slogan e lascia a bocca asciutta di fatti. Quindi spero che il prossimo Parlamento riprenda questo tema. Ciò non vuol dire sottrarre risorse ad altri territori, ma significa permetterci di spendere meglio i fondi che abbiamo. Ricordo che la Lombardia ha un residuo fiscale che supera i 50 milioni di euro».

Però nel vostro programma si parla di benefici fiscali solo per il Sud Italia.

«Far recuperare competitività al Meridione serve anche al Nord, perché gli consentirebbe di potersi concentrare di più sulle proprie risorse. Nel nostro programma c’è pure un’attenzione spasmodica al tema del sostegno agli artigiani, alle partite I.V.A. e all’imprenditoria».

In questi anni Lei è stato membro anche della commissione attività produttive, istruzione, formazione e occupazione. Quale è la direzione che volete seguire? Si va verso una scuola che sia più pubblica o privata?

«Noi vogliamo introdurre dei meccanismi di meritocrazia all’interno della scuola, come aveva provato a fare Renzi con la riforma della Buona-scuola. Riteniamo che le scuole paritarie siano una parte integrante del nostro sistema scolastico e quindi non vadano demonizzate, ma riteniamo che la scuola pubblica e la sanità pubblica siano le due gambe su cui si debba reggere uno Stato civile».

Nel vostro programma si cita come esempio positivo di formazione il sistema degli Istituti Tecnici Superiori.

«Il modello degli ITS come modello di formazione terziaria, post-diploma è un modello molto efficiente. In Germania ogni anno nelle scuole del lavoro, che sono i nostri ITS, si diplomano circa 900 mila giovani, in Italia siamo neanche a 30 mila. Bisogna invertire la rotta e investire in queste scuole perché è assurdo che abbiamo un 20% di giovani nella nostra provincia che non studiano e non lavorano, e le aziende hanno difficoltà a reperire la manodopera necessaria. In questo senso va assolutamente ridimensionato anche il Reddito di cittadinanza. Negli ultimi anni è passato il messaggio fuorviante che lo Stato ti mantiene anche se non fai nulla per il territorio e non vuoi metterti in gioco. Perché, è bene ricordarlo, lo Stato siamo tutti noi».

Gli ITS, però, sono tutti privati.

«Vanno messi bene in relazione il pubblico, in questo caso le Regioni che hanno competenza nella formazione, con il privato, ovvero le aziende. Bisogna farle interagire cosicché il pubblico fa quello che deve fare, cioè programmare, aiutare le imprese e controllare. Questo è lo scopo della loro interazione. I numeri ci dicono che quel poco che esce dagli ITS in Lombardia è subito assorbito dal mondo lavorativo. Quindi c’è molta sete di competenze».

Legato alla questione del lavoro c’è l’idea del salario minimo.

«Io sono a favore, in tutti i settori e ritengo che debba essere messo in relazione alla soglia di povertà. Siamo contro la Flat-tax che è una proposta insostenibile e iniqua».

E a proposito dell’immigrazione quale è la vostra posizione?

«Dobbiamo essere consapevoli che le nostre aziende per continuare hanno bisogno di manodopera, quindi lo Stato deve regolare e gestire l’immigrazione. Chi viene in Italia, prima di prendere la cittadinanza deve essere inserito in percorsi di studio della lingua, della nostra storia e della nostra Costituzione. Quindi sono a favore dello Ius Scholae. Queste sono proposte di buon senso. L’immigrazione è un fenomeno mondiale e complesso e non si può risolvere con slogan semplicistici».

Molti immigrati in Italia hanno lavorato grazie ai voucher, misura che voi volete reintrodurre. Ma questo non può portare all’aumento del lavoro sommerso?

«No, è l’esatto contrario. Il lavoro irregolare è proliferato dopo che sono stati aboliti i voucher, soprattutto in quei settori tipicamente stagionali. L’agricoltura, per esempio, ha continuato a funzionare anche se i contratti a tempo indeterminato non sono cresciuti: ciò significa che molti sono stati costretti a lavorare in nero».

E per limitare il problema del precariato?

«Vogliamo lavorare nel solco del Jobs Act approvato dal governo Renzi. Quindi favorire la stipulazione di contratti a tempo indeterminato, ma che abbiano una flessibilità sia in entrata, che in uscita».

Voi vi definite progressisti. Quindi cosa proponete per il riconoscimento dei diritti del mondo arcobaleno?

«Si deve lavorare perché si arrivi ad un sistema che rende uguali le coppie omosessuali e quelle etero. Invece per quanto riguarda la maternità surrogata abbiamo una posizione più riflessiva rispetto alla sinistra».

Una problematica importante in questi giorni è quella della crisi energetica. Cosa proponete per superarla?

«Nel breve periodo va messo un limite al prezzo del gas a livello europeo. Più importante, per il medio e lungo periodo, sì ai rigassificatori e al nucleare. Tutti gli altri schieramenti su questi due argomenti hanno posizioni ambigue. Noi abbiamo le idee molto chiare. Siamo consapevoli che il nucleare non potrà entrare in servizio prima di dieci anni, ma è adesso che bisogna programmare il futuro. L’obiettivo è raggiungere l’autosufficienza energetica, abbattendo le emissioni. L’energia atomica non produce un grammo di anidride carbonica. Se vogliamo andare verso un mondo più sostenibile dobbiamo potenziare il più possibile le rinnovabili e le loro infrastrutture, integrandole con il nucleare. È questo mix che in futuro ci può dare un sistema stabile, indipendente, economico e sostenibile».

Non le sembra un’idea ancora impopolare?

«Basta dire che tutti i Paesi dell’arco alpino hanno centrali nucleari attive e che l’Italia è l’unico stato del G7 che non utilizza l’energia atomica».

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