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Curve della Selva, da Salvini l’impegno a trovare i fondi per il progetto della variante

Non capita spesso di trovare due ministri e un presidente di Regione nella stessa serata. È successo venerdì 30 agosto alla Berghem Fest della Lega, in corso ad Albino. C’erano il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e il Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli, oltre al governatore lombardo Attilio Fontana. Al centro dell’appuntamento il tema dell’autonomia differenziata, ma c’è stata anche l’occasione per affrontare temi locali, come la viabilità in Val Seriana. In particolare, il nodo delle curve della Selva.

Da tempo la Comunità montana Valle Seriana sta lavorando con l’obiettivo di una nuova strada che consenta di alleggerire il traffico tra Ponte Nossa e Clusone, soprattutto sui famosi tornanti, dove le code sono all’ordine del giorno (in particolare la domenica, quando aumenta l’afflusso di turisti). Obiettivo non facile da raggiungere: per realizzare l’opera servono svariati milioni di euro.

La Comunità montana ha fatto realizzare uno studio di pre-fattibilità per avere indicazioni di massima su chilometri e costi. Il passo successivo sarebbe un progetto vero e proprio. Ma solo per quello servono 5 milioni di euro. Per questo, la presenza del Ministro ad Albino è stata l’occasione per il territorio di sollecitare attenzione al problema.

«Io ho già sentito nei mesi passati alcuni sindaci, ho parlato col presidente della Comunità montana (Giampiero Calegari, ndr) e con alcuni imprenditori – ci ha detto Salvini al termine del suo intervento dal palco -. Mi fanno avere il progetto di pre-fattibilità, poi ovviamente, come sempre, il problema è trovare i soldi per un progetto. Qui si parla di 5 milioni. Vediamo se fra Regione, Ministero e Anas riusciamo a tirar fuori questa somma. Mi han detto che sono 80 anni che si fa la stessa strada, 34.000 macchine, una delle zone a più alta densità economica, più laboriosa, più produttiva, quindi diciamo che sarà uno dei miei obiettivi».

Il Ministro ha comunque precisato che le esigenze sono diverse, anche in altre parti della Lombardia. «Stasera sono ad Albino e giustamente c’è una richiesta dalla Val Seriana. Vai a Lecco, vai a Bergamo, vai a Mantova, vai a Cremona, ognuno ha legittimamente richieste che spesso, anche da 30 a 40 anni, aspettano una risposta. Però son contento perché, a conti fatti, in neanche due anni stiamo investendo in Lombardia, sulle strade, sulle ferrovie, una quantità di miliardi che in precedenza non si sono visti. Penso ai lavori sulla rete ferroviaria, alle Olimpiadi, al ponte di Lecco, al nuovo casello di Bergamo, alle infrastrutture in Valtellina, alla metropolitana fra Milano e Brianza. Però le “Selve”, che magari per qualcuno a Roma sono distanti, io le conosco, le ho fatte, e quindi vediamo di trovare i soldi quantomeno per partire con un progetto».

Qui l’intervista completa al Ministro:

Durante la serata si è parlato molto anche della legge sull’autonomia differenziata. In particolare, ne hanno discusso Calderoli e Fontana, sollecitati dalle domande del direttore di Araberara Piero Bonicelli. Il presidente della Regione Lombardia ha detto che se l’autonomia venisse bloccata, la Lega è pronta a rispolverare il tema del federalismo. «L’autonomia è soltanto un mezzo per rendere il Paese più efficiente, più efficace, per fare in modo che le procedure siano più snelle, più rapide, che siano i territori a poter decidere la destinazione delle risorse, che invece oggi vengono decise da Roma – ci ha detto Fontana -. Però, è chiaro che se l’opposizione dovesse arrivare a non concedere l’autonomia, si dovranno rimettere in piedi tutte quelle iniziative per portare il nostro Paese verso una forma di federalismo, quindi un nuovo modo di organizzare lo Stato. Perché oggi, nel mondo, tutti i territori sono sempre più autonomi, sono sempre più nelle condizioni di decidere il proprio futuro, di decidere come investire le proprie risorse».

Il Ministro Calderoli ha invece detto di temere un possibile referendum per le conseguenze che potrebbe generare. «Dal punto di vista costituzionale, per me il referendum è inammissibile. Lo temo nel senso non di una bocciatura dell’autonomia,. Il problema è che rischia di diventare un referendum tra nord e sud del Paese, che è l’ultima cosa che si potrebbe auspicare. Io ho creduto nella questione settentrionale e in quella meridionale. Sto cercando di dare una risposta anche al sud, perché cresca e contribuisca alla crescita del Paese come tutto il resto d’Italia. Poi, se loro invece si vogliono affidare a un referendum, io non so cosa poi potrà capitare».

Qui le interviste a Fontana e Calderoli:

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