Auditorium gremito, all’oratorio Beato Alberto di Villa d’Ogna, per ascoltare il giornalista e saggista Davide Giacalone. Il direttore del quotidiano La Ragione, voce conosciuta dell’informazione italiana, ha parlato del ritorno della guerra nel mondo contemporaneo. Dall’invasione russa dell’Ucraina al conflitto tra Hamas e Israele, Giacalone ha analizzato le cause della crisi dell’ordine internazionale e il ruolo delle democrazie occidentali, stimolato dalle domande del parroco di Villa d’Ogna don Mattia Ranza.
A margine dell’incontro, ha concesso un’intervista ad Antenna2.
Secondo Giacalone, il nostro tempo rappresenta un passo indietro rispetto a un lungo periodo di progresso. «Dopo la Seconda guerra mondiale il mondo era diviso in due, ma dagli anni ’89-’90 in poi abbiamo vissuto una stagione di crescita in libertà, ricchezza e bellezza. Non era un mondo perfetto, ma era un mondo in cui le guerre erano regionali».
Il giornalista ha ricordato come il conflitto in Ucraina abbia segnato una frattura storica: «Una potenza che siede nel Consiglio di sicurezza dell’Onu ha deciso di usare la forza per conquistare terreno. È come tornare alle cannoniere dell’Ottocento».
L’aggressione russa, ha spiegato Giacalone, ha aperto un’ondata di instabilità che si riflette anche in Medio Oriente. «Il disordine ha finito per incoraggiare sfide come quella di Hamas a Israele. È un effetto paradossale, ma reale».
Nella guerra tra Russia e Ucraina, ma anche tra Hamas e Israele, si parla spesso di “narrative contrapposte”. Abbiamo chiesto a Giacalone come sia possibile, oggi, distinguere il racconto propagandistico dall’analisi dei fatti. «Molti racconti sono suggestivi e vengono rilanciati perché piacciono – ha risposto -. Ma i fatti hanno la testa dura». A proposito dell’Ucraina, Giacalone ha ricordato che, nonostante l’offensiva russa prosegua da anni, la resistenza non si è piegata: «Perché gli ucraini non si arrendono? Perché conoscono l’orrore di non essere padroni in casa propria».
Guardando al futuro, Giacalone invita a non smettere di credere nella pace, ma anche a non idealizzarla: «La pace arriva sempre. Ma quando dura troppo a lungo, come in Europa dal 1945, c’è il rischio di dimenticare la guerra. Ed è allora che la guerra ritorna nel presente».
L’intervista completa nel video in alto.
















