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Messa di Capodanno al Pizzo Formico: il ricordo di don Martino e Giuseppe Trussardi

In tanti (più di quattrocento, secondo le stime di chi c’era) hanno voluto salutare il 2026 in vetta al Pizzo Formico. Una tradizione che resiste ben salda, ormai, quella della messa la mattina di Capodanno ai piedi della croce del Pizzo Formico, a 1.636 metri di quota.

L’appuntamento nacque nel 1970 per iniziativa di don Martino Campagnoni, storico direttore del Patronato San Vincenzo di Clusone, scomparso il giorno di Natale del 2024. All’inizio erano poche le persone che salivano con lui, ma nel corso degli anni i numeri sono cresciuti.

La bella giornata di sole ha favorito l’affluenza: in centinaia hanno affrontato la salita nonostante il freddo. La messa è stata celebrata da don Tommaso Frigerio, vicerettore del Seminario di Bergamo e responsabile della comunità di Teologia, che negli ultimi anni ha raccolto il testimone di questa tradizione.

Durante la mattinata è stato inaugurato un piccolo altare in acciaio che servirà per le celebrazioni. L’opera, realizzata e trasportata in quota da un gruppo di volontari nei giorni precedenti Capodanno, è stata dedicata alla memoria di don Martino Campagnoni e Giuseppe (Giusepì) Trussardi, quest’ultimo tra i più attivi sostenitori della tradizione per molti anni. Un gesto per ringraziare chi nel tempo ha contribuito a mantenere vivo questo appuntamento.

La croce del Pizzo Formico, nel territorio comunale di Clusone e a pochi passi dal confine con Gandino, fu benedetta nell’agosto del 1933 da monsignor Attilio Plebani, arciprete di Clusone. La sua collocazione avvenne in occasione dell’anno santo straordinario indetto per celebrare i 1900 anni dalla morte di Cristo: misura esattamente 19 metri di altezza, con un’apertura delle braccia superiore ai 9 metri.

A finanziare l’imponente struttura in ferro fu la famiglia clusonese dei Colombo, detti “Gubì”, che nello stesso periodo sostenne anche la realizzazione di cinque edicole votive sulla collina di Crosio. Per il trasporto in quota dei materiali – circa cinquemila chili complessivi – furono mobilitate centinaia di persone, in particolare gli agricoltori della contrada dei “Cumini”, che misero a disposizione braccia e animali da soma.

Ai piedi della croce, dove è collocata anche una piastra topografica posata dal Cai di Clusone nel 1976, si può godere di un panorama a 360 gradi che abbraccia le Orobie – con Alben e Presolana in primo piano – il gruppo dell’Adamello, la Pianura Padana e, nelle giornate più limpide, persino gli Appennini.

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