Lo sport come racconto di vita, come strumento per rialzarsi e guardare oltre. È questo il filo conduttore della serata andata in scena lunedì 26 gennaio nella sala consiliare del Comune di Alzano Lombardo, dove il pubblico ha potuto ascoltare storie autentiche di forza, resilienza e rinascita. L’incontro, dal titolo evocativo “Oltre ogni limite – storie di sport e resilienza”, ha segnato l’apertura ufficiale della stagione 2026 del progetto culturale Alzano Bellissima Città, dedicato quest’anno allo sport in vista delle Olimpiadi di Milano-Cortina e per avvicinarsi al 2027, quando Bergamo sarà Capitale europea dello sport.
Protagonisti della serata tre volti noti dello sport legati al territorio: la campionessa paralimpica Martina Caironi, l’ex tennista in carrozzina Marco Verzeroli e il mental coach Andrea Zavaglia. A guidare il dialogo, intrecciando esperienze e riflessioni, la giornalista sportiva Federica Sala, che ha accompagnato il pubblico dentro storie segnate dalla disabilità, ma illuminate dalla determinazione e dalla voglia di riscatto. Particolarmente intensa la testimonianza di Martina Caironi, che ha ripercorso il momento che ha cambiato per sempre la sua vita: l’incidente stradale a diciotto anni, quando praticava pallavolo a livello amatoriale. «È stato difficile accettare di dover smettere – ha raccontato – ma tutto è cambiato quando ho iniziato a frequentare il centro protesi. Guardando quegli atleti allenarsi, la fatica sui loro volti e la forza che trasmettevano, ho capito che volevo ripartire». Da quella scelta è nato un percorso che l’ha portata a diventare uno dei simboli dello sport paralimpico italiano: «Non avrei mai immaginato che un giorno, in quei corridoi, sarebbero state appese le immagini delle mie vittorie, un bellissimo cerchio che si chiude».
Un cammino di rinascita simile è stato quello di Marco Verzeroli, anche lui segnato da un incidente stradale che gli ha fatto perdere l’uso delle gambe. Nel suo caso, è stato il tennis a diventare lo strumento per ricostruirsi. «Prima dell’incidente ero una persona diversa – ha spiegato – la disabilità mi ha insegnato a dare valore alle piccole cose e a non smettere di sperimentare». Pioniere del tennis in carrozzina in bergamasca all’inizio degli anni Novanta, Verzeroli ha collezionato 17 anni di carriera partecipando a numerosi tornei slam in tutto il mondo. Terminata l’attività agonistica, ha scelto di restituire quanto ricevuto aprendo una scuola ad Alzano, dove ha aiutato molti ragazzi con disabilità a crescere attraverso lo sport.
A offrire una lettura più ampia di queste esperienze è stato Andrea Zavaglia, che ha sottolineato il valore della difficoltà come occasione di crescita. «A volte è necessario toccare il fondo per trovare la forza di reagire – ha osservato – ed è per questo che storie come quelle di Martina e Marco sono così potenti. Gli sportivi sono inoltre abituati a lavorare su ogni dettaglio e a cercare il miglioramento continuo, una mentalità che può fare la differenza non solo nello sport, ma anche nella vita quotidiana, ispirando anche gli altri a dare qualcosa in più».

















