Un viaggio attraverso sei secoli, per scoprire Gandino e i gandinesi dal ‘400 a Ponziano Loverini. In occasione della chiusura del percorso espositivo dedicato al 550° anniversario della morte di Bartolomeo Colleoni il Museo della Basilica di Gandino propone lunedì 23 febbraio alle 20.30 una conferenza culturale nell’Auditorium Maconi della Casa Parrocchiale di via Bettera a pochi passi dalla Basilica. A proporre un articolato intervento, dedicato al grande condottiero ed ai suoi legami con la comunità gandinese, sarà lo studioso e ricercatore Gabriele Medolago.
Colleoni giunse in Val Gandino nella seconda metà del Quattrocento. A partire dal 1455 i paesi della zona iniziarono a versargli tributi, spesso in natura sotto forma di pannilana locali. Queste risorse contribuirono alla realizzazione di opere difensive a Martinengo, Cologno e Urgnano, a protezione del confine con il Ducato di Milano. Alla morte del condottiero, il suo testamento destinò 200 lire imperiali e altri proventi ai frati minori del convento di San Bernardino di Gandino. Grazie a quel lascito, nel 1471 i religiosi presero possesso di un terreno su un’altura isolata chiamata “ad Ruviales”, dove nacque la chiesa di Santa Maria delle Grazie e San Bernardino. L’edificio, concluso nel 1481 e consacrato nel 1489, venne arricchito da tele di importanti artisti come Enea Salmeggia e Giovan Battista Moroni, oltre agli affreschi della bottega dei Marinoni e del Romanino. Di rilievo anche la Sala Capitolare, con l’elegante volta a ombrello. Il convento fu soppresso da Napoleone nel 1806, divenendo in seguito Ospedale e Casa di Riposo. Nel 1964 la chiesa venne demolita, ma diversi affreschi furono salvati e oggi rappresentano una testimonianza preziosa del passato.
Per ricordare questo intreccio tra fede e storia, il Museo della Basilica ha allestito, dallo scorso novembre, la mostra “Il Colleoni: l’uomo”, ospitata nella Sezione Presepi e visitabile fino al 28 febbraio. Il percorso espositivo offre uno sguardo inedito sulla figura del condottiero, raccontando anche la sua dimensione privata, segnata dal dolore per la morte dell’amatissima figlia Medea. A questo episodio si ispira fra l’altro la tela “L’ultimo saluto del Colleoni alla figlia Medea” realizzata nel 1871 dal gandinese Ponziano Loverini (già direttore dell’Accademia Carrara di Bergamo) considerata dispersa e ritrovata nel 2016 nel Castello di Thiene. In mostra sono esposti pannelli descrittivi e cimeli d’epoca: armi bianche (grazie alla collaborazione con il MAP Museo delle Armi Bianche e delle Pergamene di Gromo), oggetti di oreficeria, sculture, tessuti e alcune delle opere pittoriche che un tempo decoravano la chiesa ormai scomparsa. La mostra è aperta ogni sabato, domenica dalle 14 alle 19 (ultimo ingresso alle 18). Sarà visitabile anche lunedì 23 febbraio al termine della conferenza. Per informazioni www.museobasilica.com – tel. 340.6775066.

















