Sabato 3 ottobre alle 18 nella chiesa parrocchiale di Ponte Nossa si ricorda il centenario della nascita del Servo di Dio padre Pedro Balzi, morto il 5 ottobre 2009. La solenne celebrazione eucaristica in sua memoria, voluta dalla famiglia e dall’associazione Amici di Padre Pedro, sarà presieduta da monsignor Giancarlo Carminati, già delegato vescovile per l’inchiesta “rogatoria” che ha raccolto – tra Ponte Nossa, il Seminario e Mariano – le testimonianze sul missionario prima della sua partenza all’estero.
La Messa sarà l’occasione per fare il punto sulla causa di beatificazione aperta ufficialmente il 20 febbraio 2020 nella diocesi brasiliana di Teresina e giunta al termine di sei anni di lavoro documentario. Il postulatore, padre Igor Torres, prevede di poter celebrare la sessione conclusiva della fase diocesana entro la fine del 2026, anno significativo perché è quello in cui ricorre il centenario della nascita di padre Balzi.
La sua è stata una famiglia di emigranti in Svizzera, dove Pietro Balzi è nato e cresciuto. Rientrato in Italia nel 1936 con la madre, la sorella Benilde (poi divenuta madre provinciale delle Canossiane) e il fratello Giovanni, visse dapprima in una povera baita contadina senza luce né acqua corrente a Gorno, poi dal 1940 a Ponte Nossa, dove una stele in via Prealpina Orobica ricorda tuttora la “Casa paterna di don Pietro Balzi missionario”.
Il sacerdote si è formato nel Seminario bergamasco, sotto la guida di don Marco Farina a Clusone e di monsignor Cesare Patelli in città. Nel 1949 entra a far parte della comunità dei “Preti del Paradiso”. Dopo il primo servizio a Mariano e nel Polesine alluvionato, fu inviato in Bolivia per 22 anni e infine dal 1987 a Teresina, nel Nord-Est del Brasile. Lì realizzò imponenti opere sociali a favore di lebbrosi, bambini, giovani e tossicodipendenti, edificando laboratori, asili, scuole e chiese che continuano tuttora a funzionare.
Dopo la sua morte l’opera prosegue grazie all’associazione “Amici padre Pedro Balzi – ETS”, che porta avanti lo sforzo del missionario nossese di essere “un prete di fatti e non di parole”. Mantenne sempre uno stile di vita di una sobrietà impressionante: rifiutava gli abiti nuovi per donarli al primo povero che bussava alla favela, si cibava solo di pane, latte, riso e fagioli e abitava in una baracca di fango a Vila da Paz. Ripeteva sempre: “Se i poveri vivono nelle favelas, perché io devo vivere in un appartamento?”.
Il cartone animato a lui dedicato ripercorre proprio questo suo legame con i più poveri, una missione che ha caratterizzato tutta la sua vita non soltanto nella comunità di Teresina, in Brasile:


















