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Lotta al bracconaggio, denunce e sequestri da parte della Polizia provinciale

La stagione venatoria, caratterizzata dal fenomeno migratorio pre invernale dell’avifauna verso Sud alla ricerca di climi miti, comporta un’intensificazione dell’attività della Polizia con un’attenzione particolare alla prevenzione di fenomeni di bracconaggio. Nelle scorse settimane ci sono stati diversi interventi mirati alla tutela dei piccoli uccelli con la prevenzione e repressione di atti di bracconaggio con reti o trappole (la cosiddetta “uccellagione”) disposti per catturare specie destinate sia all’utilizzo come richiami vivi negli appostamenti fissi di caccia sia al consumo alimentare.

In particolare, a Credaro una persona del posto ha approntato un impianto di cattura abusivo in un contesto con palificazioni e preparazione arborea, con due reti distese per 20 metri, alcune gabbie con rinchiusi dei tordi bottacci, e l’uso di un richiamo acustico elettromagnetico. Sono inoltre stati liberati quattro tordi appena catturati e recuperati altri catturati in precedenza.

Situazioni simili quelle scoperte a Sarnico, dove due persone hanno usato una rete e un richiamo in gabbia per la cattura di un pettirosso; ancora a Gandosso un uomo ha ripulito e ripristinato una parte di roccolo posizionandovi una rete di 10 metri per catturare piccoli uccelli, esponendo tre gabbie con richiami della specie lucherino e fringuello. Nella rete erano rimasti impigliati due pettirossi che sono stati subito liberati dagli uomini della Polizia provinciale, e una cinciallegra purtroppo deceduta. Nel proseguimento dell’operazione, un’accurata perquisizione ha portato al sequestro di una trentina di piccoli uccelli già spiumati e congelati. In un uliveto a Grumello del Monte è stata ritrovata un’altra rete per la cattura di uccelli con cinque gabbie con tordi bottacci esposti per richiamo.

Le persone coinvolte nei vari episodi sono state indagate e deferite all’autorità giudiziaria. In particolare, il reato di uccellagione, cattura di avifauna di specie protette e uso di mezzi e richiami illegali, prevede tra l’altro la sospensione della licenza di caccia per 10 anni, con sequestro immediato di quanto catturato e dei mezzi utilizzati. Ancor più pesante l’applicazione del reato di maltrattamento di animali di cui all’articolo 544 ter del Codice penale, con sanzioni previste da 5 a 30 mila euro, configurabile per l’uccellagione sia con uso di reti che con trappole, secondo ormai consolidata giurisprudenza e molteplici sentenze di Cassazione. Pratiche gravi con modalità di cattura fonte di particolare e prolungata sofferenza per l’esemplare di avifauna: per le reti a causa del tentativo di liberarsi e l’inedia provocata e per le trappole a scatto per lo schiacciamento tra due archi metallici azionati da una molla.

«L’attività di vigilanza contro il bracconaggio e per la tutela della fauna selvatica è un impegno fondamentale per preservare l’ambiente e la biodiversità, specialmente durante il periodo di migrazione pre invernale delle specie aviarie – sottolinea il comandante della Polizia provinciale Matteo Copia -. Queste azioni dimostrano l’importanza di preservare le specie selvatiche e prevenire comportamenti illegali che mettono in pericolo la loro sopravvivenza. Le autorità stanno lavorando attivamente per contrastare il bracconaggio di uccelli, utilizzando misure legali e sanzioni appropriate per punire coloro che commettono tali reati. La sospensione della licenza di caccia per 10 anni e le sanzioni pecuniarie previste per il maltrattamento degli animali dovrebbero agire come deterrente per coloro che potrebbero essere tentati di praticare l’uccellagione in futuro».

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