Dopo il caso di scabbia alla scuola materna «Francesco Gallicciolli» di Rovetta, parla il presidente della Fondazione che gestisce l’istituto. «L’Asl ci ha informato alla riapertura della scuola dopo le vacanze – spiega Marco Carrara – Ci siamo attivati immediatamente attenendoci a tutte le disposizioni sanitarie che ci sono state indicate e abbiamo subito informato tutti i genitori. Inoltre, stiamo tenendo monitorata la situazione, il problema non sembra comunque di grave entità».
«Il parassita non dovrebbe essere presente all’interno della nostra struttura – prosegue il presidente -. Resta il dubbio di un possibile contagio tra i bambini. Ma anche da questo punto di vista stiamo verificando se ci siano sintomi che potrebbero far risalire allo stesso tipo di problematica per attuare gli interventi opportuni. Allo stato attuale non è pervenuto alcun tipo di segnalazione».
L’Agenzia di tutela della salute (ex Asl) di Bergamo ha inviato una lettera ai responsabili della Fondazione che gestisce l’istituto, al personale e ai genitori dei bambini che frequentano la scuola. Il dottor Michele Servillo, responsabile dell’ufficio di Sanità pubblica competente per il territorio, fornisce sintetiche informazioni sulla malattia e sulle misure da adottare.
«La scabbia – scrive Servillo – è una malattia benigna causata da un parassita che penetra nella pelle dove vive e deposita le uova. Nell’uomo, dopo un periodo di incubazione che varia da qualche giorno fino a 60 giorni, compaiono prurito e lesioni sulla pelle provocate dal grattamento». La malattia, prosegue il dottor Servillo, «si trasmette in modo diretto toccando le lesioni di una persona ammalata oppure in modo indiretto attraverso indumenti o oggetti contaminati dalla persona ammalata».
«La malattia – si legge ancora nella lettera – si cura applicando sulla pelle una pomata contenente un farmaco che assicura la guarigione». Quando la scabbia si manifesta in una scuola materna, le misure da adottare sono la «pulizia generale accurata degli ambienti e degli arredi» e la «separazione degli indumenti e degli asciugamani dei bambini (eventualmente utilizzare salviette monouso)». Infine, il dottor Servillo sottolinea che «al fine di identificare e curare prontamente eventuali casi secondari occorre segnalare ai rispettivi genitori i bambini che si grattano la cute frequentemente».

















