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Vertova ricorda il suo cardinale

Ritratto Card. Gusmini
Particolare di un ritratto esposto all'interno della mostra

È senza dubbio una delle figure di spicco della chiesa bergamasca a cavallo tra Ottocento e Novecento. Il cardinal Giorgio Gusmini viene ricordato in questi giorni a Vertova, suo paese d’origine. Nella sede della Pro loco è stata allestita una mostra che ne ripercorre la vita e il pensiero. L’iniziativa è stata promossa in occasione dei cent’anni del concistoro nel quale venne elevato cardinale da Papa Benedetto XV.

Per ricostruire la vita e l’opera del cardinale, ci siamo fatti aiutare da due discendenti della sua famiglia. Giacomo Gusmini è titolare di un’impresa tessile, la stessa attività che portò i Gusmini a Vertova. Racconta: «Giogio Gusmini nasce a Rova di Gazzaniga nel dicembre del 1855 e più tardi con la famiglia si trasferisce a Vertova per l’attività del papà, continuata poi dal nostro bisnonno. Il giovane Giorgio penso si sia distinto per l’intelligenza, tanto che entra in seminario a Bergamo. Da qui viene poi indirizzato a Roma, dove si laurea in teologia. Viene ordinato sacerdote e, completati gli studi, rientra a Bergamo dove insegna prima al Collegio Celana e poi al Collegio Sant’Alessandro». Gusmini ricorda come il futuro cardinale viene in seguito «nominato arciprete di Clusone, dove resta per alcuni anni e fonda il nuovo oratorio. Successivamente, diventa parroco di Sant’Alessandro in Colonna, dove però rimane per poco tempo perché scelto come vescovo di Foligno. Presto però viene il nuovo Papa Benedetto XV lo nomina suo successore come arcivescovo di Bologna. Vive in un’epoca particolare e turbolenta. Lui si distingue per l’attività nel campo pastorale, ma soprattutto nel campo sociale. Muore per un male incurabile nel 1921».

Lo stemma
Lo stemma

Anche don Giovanni Gusmini, insegnante in seminario a Bergamo, è un discendente della famiglia del cardinale. Sottolinea come a Roma il giovane Giorgio Gusmini ha «l’opportunità di entrare in contatto con i fermenti più vivaci del cattolicesimo italiano del tempo. Questo gli permette di allargare i suoi interessi anche oltre l’ambito teologico. A Roma entra in contatto con la figura di Leone XIII, che aveva ammorbidito i rapporti tra la chiesa e il mondo dopo la stagione un po’ difficile di Pio IX, seguita alla presa di Roma e alla fine del potere temporale del papa. Leone XIII, invece, si era molto interessato ai problemi sociali dovuti in particolare alla rivoluzione industriale. Nel 1891 aveva promulgato l’enciclica Rerum novarum, importantissimo documento che riassumeva la dottrina della chiesa in campo sociale. Don Giorgio Gusmini, da poco diventato sacerdote, porta a Bergamo questa cultura e questa sensibilità».

La berretta cardinalizia e due zucchetti
La berretta cardinalizia e due zucchetti

«Vigeva ancora il non expedit di Pio IX – prosegue don Giovanni Gusmini –: i cattolici non potevano impegnarsi in politica, ma potevano farlo in amministrazione. Per una ventina d’anni don Giorgio quindi siede sia nel Consiglio comunale di Vertova sia nel consiglio provinciale di Bergamo come rappresentante del mandamento di Gandino. A Vertova si dà da fare anche nella Congregazione di Carità che gestiva l’ospedale poi Pia casa e oggi diventato la Fondazione che porta il suo nome. Cercò di promuovere l’attenzione dei cattolici per le situazioni più disagiate. Si interessò delle migrazioni e quindi del problema dei giovani che andavano all’estero, come anche del problema del lavoro delle donne e dei bambini nelle fabbriche. Questa sensibilità lo accompagnò sia negli anni della sua presenza a Bergamo, sia da vescovo e cardinale».

La mostra, oltre a una ricca documentazione fotografica, espone anche diversi oggetti appartenuti al cardinale. Si potrà visitare fino al 24 gennaio dalle 16 alle 18,30 nei giorni festivi, dalle 17 alle 19,30 nei feriali.

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