Pochi colpi di ruspa ed ecco quello che non ti aspetti: i muri di una casa, con ogni probabilità del 1400. La sorpresa viene dal cantiere per la costruzione del vallo paravalanghe a Ludrigno di Ardesio. Una scoperta che, è bene dirlo subito, non pregiudicherà la realizzazione dell’opera, ma apre uno squarcio di luce sul passato della contrada. È infatti possibile avanzare l’ipotesi che l’edificio di cui sono stati ritrovati i resti sia stato distrutto da una valanga.
Come spiega l’architetto Enrico Bonandrini, responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Ardesio, «nell’ambito dei lavori di indagine preliminare che la Soprintendenza archeologica ci aveva chiesto, è emerso il perimetro di un edificio, di circa 200/250 metri quadri, databile tra il XV e il XVI secolo»,
La scoperta è interessante, anzitutto perché permette di ridisegnare la storia di Ludrigno a partire dal centro abitato. I resti venuti alla luce mostrano infatti che in epoche più antiche la contrada si estendeva ulteriormente verso Nord.
«Non era storicamente nota una presenza di edifici in questa zona – prosegue Bonandrini –. Le mappe del catasto napoleonico del 1811 indicavano un limite della zona urbanizzata leggermente più arretrato, quello sostanzialmente ancora presente quando cadde la valanga disastrosa del 1916». L’area in cui si trovava l’abitazione, invece, è esterna a questo ambito. «È stata una sorpresa che consente di estendere le conoscenze sull’impianto di Ludrigno, avendo da oggi in poi memoria che c’era una zona di maggior espansione più antica».
Ma perché questa casa è stata distrutta, venendo anche coperta da uno strato di terra? Forse finì sotto una valanga. «Al momento questa sembra una delle ipotesi più verosimili – conferma l’architetto Bonandrini –. Probabilmente tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, quando è stata fatta la mappatura per il catasto napoleonico, già non c’era più memoria. Quindi è possibile che l’esistenza di questo edificio sia stata dimenticata perché intercorso un periodo di tempo molto lungo da un evento disastroso precedente. Questa però si limita ad essere una congettura. Potrebbe però essere avvalorata dal fatto che i residui murari sono stati trovati a una profondità limitata, quasi dando l’idea che l’intento fosse quello di regolarizzare il terreno, riportarlo a prato». Quindi, sembra difficile immaginare una progressiva demolizione dell’edificio.
La scoperta non rallenterà i lavori. «Sotto la direzione della Soprintendenza archeologica, che ha anche effettuato un sopralluogo, sono stati effettuati i rilievi dei rinvenimenti, che non rientrano nel perimetro interessato dagli sbancamenti per la realizzazione del vallo, ma solamente nelle zone di riporto». I resti verranno quindi ricoperti con un’idonea protezione e l’area sarà riportata a verde.
Bonandrini conclude: «Grazie alla stretta collaborazione garantita dalla Soprintendenza Archeologica mediante le dottoresse Maria Fortunati e Cristina Longhi, è stato quindi possibile portare a termine questa importante e delicata fase preliminare in breve tempo, consentendo il proseguimento dei lavori».
















