In valle di Scalve fino agli anni ‘70 sono state aperte le miniere, attività che per secoli ha impegnato in un duro lavoro gli abitanti del territorio. Dal 1997 è possibile visitare un tratto di quella vasta rete di cunicoli presso il “Parco Minerario ing. A. Bonicelli” gestito dalla cooperativa Ski Mine.
«Quelle che si possono vedere in questo sito – spiega il presidente della cooperativa Anselmo Agoni – sono le infrastrutture che siamo riusciti a salvare dei 2.000 anni di storia che erano andati dispersi con la chiusura delle miniere. In località Gaffione, dove sorgevano gli impianti di trattamento del minerale, con la chiusura del 1972 era stato tutto smantellato».
«Abbiamo iniziato 19 anni fa – continua Agoni – come gruppo di appassionati. Siamo riusciti a salvare quello che c’era, poi il Comune ha acquistato l’area e anno dopo anno abbiamo migliorato l’offerta culturale e di immagine migliorandone il contesto. Qui non c’era nulla e per anni siamo stati impegnati nel rimettere le rotaie, ripristinare il trenino e mettere in sicurezza le gallerie e rendendo visitabili due livelli».
Prima di entrare è necessario equipaggiarsi a dovere con una cerata per ripararsi dall’aria e dalle gocce d’acqua (dentro ci sono costantemente 8 gradi) e con un elmetto. Il primo tratto è particolarmente comodo grazie al trenino con il quale si entra per circa un chilometro. Poi si scende di un livello e si arriva alle coltivazioni degli “Spiazzi” con cavità alte anche alcune decine di metri. Dopo circa un’ora e mezza si sbuca alla luce del sole per poi tornare all’ingresso attraverso un sentiero.




















