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A caccia di Pokemon in Piazza Orologio

Alcuni dei ragazzi giunti in piazza Orologio per dar la caccia ai Pokemon

I Pokemon hanno conquistato anche Clusone. Piazza Orologio è una «palestra», ovvero un luogo dove i giocatori si possono sfidare, e quindi il Circolo culturale Baradello, insieme alla Turismo pro Clusone e al Comune, ha pensato bene di organizzare un pomeriggio dedicato al fenomeno del momento.

Suona strano, però, che sia un circolo culturale ad organizzare una «Caccia ai Pokemon». «Non dimentichiamo che questo è un fenomeno di costume, di cultura e forse avrà anche dei risvolti economici – sottolinea Antonio Gonella, del Circolo culturale Baradello –. È un fenomeno che prescinde da noi: va avanti soprattutto a dispetto di chi se ne disinteressa o di chi lo ritiene deleterio».

L’idea è stata quindi quella di organizzare un pomeriggio per giocare, ma anche per capire. Partendo dal fatto che a Clusone ci sono due «palestre»: una in Piazza Orologio, una in piazza Sant’Anna. «Questa attività serve a mettere in collegamento le persone, si crea una forma di empatia tra i giovani – prosegue Gonella –. Confidiamo che l’iniziativa abbia quantomeno il merito di rendere più chiaro cos’è questo fenomeno».

Proprio per capirne di più è stato invitato Michele Leidi, consulente di marketing strategico, che è intervenuto dopo il pomeriggio di «caccia»: «Pokemon Go è un gioco nato da una piccola società di uno spin-off di Google – ci spiega -. Ha una caratteristica direi unica, che ha cambiato i paradigmi dei giochi sui dispositivi mobili: utilizza la realtà aumentata. Permette cioè di intersecare il mondo reale con il mondo virtuale del gioco. Si naviga fisicamente dentro le strade, dentro le città, attraverso una lente che è quella del telefonino. Quello che ha creato questo grandissimo interesse è proprio la modalità di gioco all’aperto».

Michele Leidi in piazza Orologio
Michele Leidi in piazza Orologio

I giocatori vengono quindi spinti a uscire dalla loro stanzetta per scoprire il mondo. «Per catturare i Pokemon – prosegue Michele Leidi – bisogna andare verso luoghi di interesse storico o interesse culturale, dove il creatore del gioco ha posizionato i cosiddetti Pokestop. È possibile avere fotografie di quello che si sta visitando oppure, come in Piazza Orologio, essere in una palestra, quindi in un luogo molto importante dove i giocatori si sfidano. Mai prima d’ora un gioco così emozionante prevedeva che tutti i giocatori fossero nello stesso punto per giocare».

Le implicazioni del gioco, l’incredibile successo registrato in poche settimane, stanno attirando l’interesse degli esperti di marketing, come lo stesso Leidi. Che spiega: «Questo gioco muove le persone fisicamente. E muovere le persone fisicamente e magari riuscire a portarle in un luogo fisico dove si svolge una vendita è stato da sempre l’obiettivo della pubblicità, dai primi manifesti agli spot televisivi. Ecco che allora avere dei meccanismi come il gioco che possono instradare delle persone verso località storiche o negozi o aree geografiche ha un’implicazione tutta da scoprire».

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