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Fusione bocciata. E adesso che succede?

«E adesso che succede?». Probabilmente, la sera del 20 novembre se lo sono chiesto in tanti. A più di due mesi dalla sonora bocciatura del progetto di fusione nei comuni dell’Unione della Presolana, le minoranze di Rovetta e Cerete tornano a mettere la questione sul tavolo.

Lo hanno fatto con una conferenza stampa convocata questa mattina nella sede dell’Unione a Rovetta, luogo non casuale perché sta proprio lì il nodo da sciogliere. «È necessario capire qual è il progetto delle singole amministrazioni relativamente al futuro dell’Unione dei Comuni e sul convenzionamento dei servizi, anche con riferimento agli obblighi di Legge (seppur ora rinviati nei termini di applicazione)», ha detto Mauro Bertocchi, capogruppo di minoranza a Rovetta.

Il cosiddetto decreto Milleproroghe ha rimandato ancora una volta l’obbligo di gestione associata delle funzioni fondamentali dei piccoli Comuni. La nuova scadenza è il 31 dicembre 2017. Un termine che riguarda Cerete, Fino del Monte, Onore e Songavazzo. Rovetta non ha vincoli, perché sopra i tremila abitanti.

Resta comunque il fatto che tutti e cinque i comuni sono nell’Unione. «Crediamo sia nostro dovere e diritto, sia come consiglieri che cittadini, informarsi e divulgare l’informazione sul tema riguardante la gestione dell’Unione e la collaborazione fra i Comuni – ha aggiunto Bertocchi -, anche perché occorre capire come verrà affrontata l’uscita dall’ente del Comune di Castione della Presolana, e se non sia possibile recuperare il rapporto con questo Comune, ora che il progetto di fusione è stato bocciato».

Per avere queste e altre risposte, le minoranze di Rovetta e Cerete hanno presentato due interpellanze. Una riguarda più strettamente il progetto di fusione: si chiede, tra l’altro, quanto sia costato e come è stato finanziato. L’altra è invece relativa alla gestione associata dell’Ufficio tecnico unico (edilizia, urbanistica e lavori pubblici): si chiede, in particolare, se è prevista una riorganizzazione del servizio che consenta l’apertura, seppur parziale e limitata, di uno sportello in ogni comune.

«Come è ben chiaro nel testo delle interrogazioni, non vogliamo sottrarci al confronto. Lo sollecitiamo. E siamo disponibili a lavorare assieme con la maggioranza nella valutazione delle problematiche che si debbono affrontare, e delle soluzioni che le amministrazioni debbono individuare», ha concluso Bertocchi.

Nessuna richiesta di dimissione ai sindaci, nonostante il progetto di fusione sia stato affondato in cinque comuni su cinque. «Ci permettiamo solo di chiedere quanto meno un’alternanza nella presidenza dell’Unione – ha detto Paola Rossi, capogruppo della minoranza di Cerete -. L’attuale presidente (il sindaco di Songavazzo Giuliano Covelli, ndr) ha parlato negli ultimi mesi solo dei costi dell’Unione rispetto ai benefici della fusione. Non è a nostro avviso la persona più adatta a rilanciare l’attività di questo ente. Ci aspettiamo un atto di responsabilità».

Oltre ai due capigruppo, alla conferenza stampa hanno partecipato anche il presidente del Comitato del No Mauro Marinoni, Ezio Seghezzi della minoranza di Cerete e Carlo Gosio del Comitato del No.

Il servizio di Antenna2:

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