La mattina di cinque anni fa una notizia ci accolse all’arrivo in redazione: Mario Merelli è morto. L’alpinista che aveva conquistato i più importanti ottomila aveva perso la vita non lontano da casa, mentre cercava di raggiungere la Punta Scais. «Fatalità», disse allora l’amico Paolo Valoti, ex presidente del Cai di Bergamo, che era con lui.
Cinque anni dopo, Mario Merelli manca a tutti. Alla sua famiglia, anzitutto, e poi agli amici, a chi l’ha conosciuto, così come ai tanti che l’hanno seguito attraverso l’eco delle sue imprese. Perché Mario Merelli ispirava simpatia, raccoglieva stima ovunque andasse. La sua umanità, la semplicità, le parole dosate, la disponibilità lo facevano un uomo d’altri tempi.
In questi cinque anni, l’alpinista di Lizzola è stato ricordato in tanti modi: gli hanno intitolato un rifugio, centri sportivi, vie, manifestazioni sportive. Ma di lui resta soprattutto il Kalika Hospital, l’ospedale che insieme all’amico Marco Zaffaroni volle far sorgere in una delle zone più povere del Nepal. Una struttura che continua a vivere anche grazie alle donazioni in memoria di Mario.
Cinque anni fa, per ricordarlo, ripescammo uno spezzone di una puntata di Antenna2 Sport. Lo riproponiamo perché ci sembra ancora oggi molto significativo.
















