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In scena sui luoghi della Grande Guerra lo spettacolo nato in Val Seriana

Quasi venti repliche in nemmeno due anni tra Bergamo, Lecco e Milano. Ma la più significativa sarà, senza dubbio, quella dell’11 agosto. “Qualche volta abbiamo anche cantato”, il concerto teatrale sulla Grande guerra nato in Val Seriana, sarà messo in scena anche sull’Altopiano di Asiago, luogo simbolo degli scontri avvenuti durante il primo conflitto mondiale sul fronte italiano.

«Saremo nella piazza di Gallio, in provincia di Vicenza, su invito dell’Amministrazione comunale – spiega Fabio Bertasa, ideatore dello spettacolo -. Siamo molto emozionati per questa data: tutte le parti teatrali che recitiamo sono infatti ambientate sull’Altipiano di Asiago (tratte dal libro “Un anno sull’Altipiano” di Emilio Lussu, ndr). Noi trentenni magari riusciremo a raccontare questa storia lì dove l’hanno direttamente vissuta. Saremo ai piedi del sagrato della chiesa, l’unico edificio rimasto intatto dopo la Grande Guerra».

Da poche settimane, tra l’altro, è uscito il disco tratto dal concerto teatrale, una tracklist con 13 canti di trincea arrangiati in chiave folk contemporanea. Proprio per presentare il cd sono state organizzate alcune date, tra cui anche quella di Gallio. Prima che sull’Altipiano di Asiago, lo spettacolo si potrà vedere anche in Bergamasca: martedì 8 agosto a Oltre il Colle, alle 20,45 nel cinema teatro Arena (Ingresso 5 euro, gratuito fino a 8 anni).

“Qualche volta abbiamo anche cantato” è un concerto teatrale nato dalla collaborazione tra Aghi di Pino, Piccola Orchestra Karasciò e Matè Teatro. Lo spettacolo ripropone in chiave folk contemporanea i canti di trincea dei soldati al fronte e utilizza il teatro per rappresentare gli avvenimenti bellici che hanno caratterizzato l’inizio del secolo scorso.

Il titolo deriva da una frase di Emilio Lussu a Mario Rigoni Stern dopo la visione del film “Uomini Contro”, tratto dal suo romanzo “Un anno sull’altipiano”: «…tu lo sai, in guerra qualche volta abbiamo anche cantato…». Parole con cui lo scrittore sardo volle sottolineare con forza la distanza tra le atrocità descritte dal film e l’esperienza da lui vissuta in prima persona tra le fila della Brigata Sassari. Lo spettacolo porta dunque in scena la vita dei soldati al fronte, caratterizzata oltre che per freddo, fame e morte, anche per i canti, il vino e la nostalgia di casa.

Guarda l’intervista a Fabio Bertasa:

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