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A Piario, Alzano, Seriate e Lovere un team contro il tumore al seno

L'ospedale di Piario

Un team multidisciplinare di specialisti per la cura del tumore al seno: è la squadra della Breast Unit dell’A.S.S.T. Bergamo Est, un gruppo di professionisti in grado di fare squadra per curare la persona, non solo combattere una malattia.

La Breast Unit mette insieme diverse competenze. Intorno al tavolo siedono figure diverse come: il chirurgo senologo, il radiologo, l’oncologo medico, lo psicologo, il medico nucleare, il chirurgo plastico, l’anatomo patologo, il radioterapista, il fisioterapista e l’infermiera “case manager”.

«La finalità comune è quella di unire le professionalità per dare il massimo a una paziente – spiega Domenico Gerbasi, Chirurgo senologo, Responsabile della S.S.D. di Senologia all’A.S.S.T. Bergamo Est e Coordinatore della Breast Unit -. Siamo onorati di avere creato tutto questo e di avere organizzato l’attività su tutti e gli ospedali dell’azienda ospedaliera (il team di professionisti ruota infatti su Seriate, Alzano, Lovere e Piario)». Progetto che per questo motivo può vantarsi di un primato: nel campo della lotta al tumore al seno, in Italia è la prima volta che un team multidisciplinare è impiegato su più ospedali.

Nei mesi scorsi (nel marzo 2018) all’ospedale di Seriate è stato effettuato un innovativo intervento per via di una nuova protesi che utilizza una matrice acellulare di collagene di derivazione cutanea fetale bovina.

L’intervento, con cui è stata asportata la mammella contenente il tumore e la stadiazione linfonodale ed è stata effettuata la ricostruzione definitiva, è stato realizzato per la prima volta in Italia e in contemporanea con un altro prestigioso Policlinico di Roma, dall’équipe di chirurghi senologi dell’A.S.S.T. Bergamo Est diretta dal dottor Gerbasi. Tempo complessivo circa 3 ore di intervento.

«L’utilizzo di questa innovativa matrice a rete di collagene di derivazione bovina fetale – spiegano sul sito www.breastunitbergamoest.it -, ricoprendo la protesi, ne ha permesso l’impianto in sicurezza, non più in sede sottomuscolare come si fa routinariamente, ma in sede pre-pettorale, cioè ad occupare esattamente il posto della mammella appena asportata con un approccio, quindi, più naturale e meno aggressivo».

Domenico Gerbasi: «Il 90% delle pazienti guarisce»

Recentemente Gerbasi e suoi colleghi si sono avvicinati a una nuova metodologia di individuazione del tumore al seno. «Lo screening permette il reperimento di piccolissime lesioni tumorali della mammella – illustra Gerbasi -. Esiste un progetto di ricerca a livello europeo, di experience a cui prendiamo parte, con l’utilizzo di una nuova apparecchiatura elettromagnetica che individua lesioni piccolissime a livello interoperatorio con una precisione altissima. Con questa strumentazione è possibile inoltre stabilire in tempo reale se la malattia ha dato localizzazioni extra mammarie. Questo tipo di ricerca è volto alla diagnosi ancora più precoce, in modo tale da permettere di intervenire prima di ricorrere a trattamenti aggressivi che possono provare le pazienti».

Prevenire è meglio che curare: non è solo un detto. «La prevenzione resta l’arma principale per arrivare a una guarigione completa nel caso si presentasse questa patologia – conclude il medico -. Ricordiamo che oggi esiste un’incidenza di circa 900 tumori di questo tipo ogni anno in provincia di Bergamo. In Italia i casi sono 50.000. Chiaramente trovarle in uno stadio iniziale è l’arma più sicura per arrivare a una guarigione completa».

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