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Il risveglio del fenomeno carsico a Esine

La natura crea, ma in un batter d’occhio può anche distruggere: è imprevedibile. Accadono a volte eventi non sempre facili da spiegare, come il fenomeno carsico delle doline a Esine.

Doline, ovvero depressioni del terreno, con forma ad imbuto, dovute all’interazione tra acqua e calcare che corrode la roccia sottostante. Dopo più di 15 anni di silenzio, il fenomeno torna a farsi sentire. «La dolina che si è creata venerdì 4 gennaio ha un diametro di dieci metri circa e una profondità di due metri e mezzo – spiega Nicola Donina, assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Esine -. Il fenomeno si è sviluppato nell’Ottocento, le doline sono state poi mappate negli anni ’20 del Novecento e studiate negli anni ’60.»

Crepe nei muri e nel terreno, un cedimento in prossimità del muro del campo sportivo, danni alle fognature e al collettore di Valle Camonica: questi i problemi causati dalla nuova dolina formatasi nella zona Sud Ovest del paese, tra il torrente Grigna e il centro abitato. «Le tubature hanno subito delle perdite dovute a crepature che si sono formate in seguito al cedimento – spiega ancora l’assessore Donina -. Per le zone residenziali non ci sono pericoli. Ci sono invece problemi nelle vicinanze delle depressioni».

Immediati sono stati gli interventi dopo l’allarme lanciato da alcuni contadini, che il 4 gennaio hanno chiamato subito il vicesindaco. «Abbiamo messo la zona in quarantena, soprattutto il terreno a ridosso del campo sportivo. La dolina è stata lasciata a vista e abbiamo aggiunto dei cartelli per avvisare del pericolo. Il campo sportivo è stato dichiarato inagibile, le partite non possono essere giocate, ma ci si può allenare, stando a dovuta distanza dalla zona che è ceduta e che abbiamo provveduto a segnalare».

Al momento si procede come da prassi con i monitoraggi del fenomeno. «Aspettiamo che la situazione si assesti», sottolinea Donina. Nella serata di venerdì (11 gennaio) si è tenuto un incontro con i geologi per affrontare il problema della roccia che si corrode e delineare il quadro dei movimenti. Mercoledì 16 gennaio, invece, appuntamento con Regione Lombardia per capire gli interventi da effettuare e per studiare l’evento, che ha caratteri di unicità in Italia e in Europa.

Quello che per ora si sa è che il fenomeno si ripete ogni quindici, vent’anni. «In paese c’è un’area chiamata “Zona laghetti”, in cui ci sono tutte le doline che si sono create fino ad oggi: in totale 17. Si parla di “laghetti” e non di doline perché queste depressioni sono destinate a riempirsi di acqua nel tempo. La più grande che abbiamo è il laghetto di Ciricele, profondo otto-dieci metri e dal diametro di trenta per venti metri», aggiunge l’assessore.

Le doline una volta erano utilizzate come discariche di materiali, ma venivano anche riempite per continuare a coltivare la terra dei campi limitrofi. Questo fino agli anni ’80, quando poi è stato vietato.

In corso c’era il progetto di creare un parco o una zona di attrazione turistica per tutti i laghetti, sfruttando la particolarità del fenomeno, ma è sorto il problema dei laghetti in terreni privati. È qui che il progetto si è arenato: sono tutti di proprietà, tranne quello di Ciricele che è comunale.

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