Home Bergamo-Con-La-Valigia Di ritorno dalla Cina, il racconto di uno studente di Clusone

Di ritorno dalla Cina, il racconto di uno studente di Clusone

Cina

Vivendo in un “villaggio globale” anche un territorio che può sembrare periferico come l’Alta Valle Seriana può esprimere relazioni in ogni dove. Così quanto sta accadendo in Cina con il Coronavirus può avere testimoni anche tra i nostri monti: non sono pochi i bergamaschi che vi vivono per lavoro o altri motivi.

C’è per esempio chi è appena tornato dal Paese del Dragone dopo un periodo di studio: è il caso di uno studente clusonese di 21 anni che ha trascorso il primo semestre del terzo anno in Cina grazie a un accordo che il suo Ateneo, frequenta l’Università degli Studi di Bergamo, ha con la Dalian University of foreign languages, nella provincia del Liaoning.

Lo studente è rientrato il 30 gennaio dopo avere lasciato l’Italia ad agosto. Il giovane, che non ha visitato zone del Paese in cui si è diffuso il virus e ai controlli al ritorno non aveva particolari sintomi, ha deciso comunque di rispettare un periodo di isolamento a casa di 14 giorni, gli stessi che devono seguire chi al rientro deve rispettare una quarantena. A casa ha comunque da fare: sta preparando alcuni esami universitari, frequenta il corso di Lingue e culture orientali.   

Ci racconta la sua esperienza a distanza, attraverso Whatsapp

«Per tutta la durata del semestre – ci racconta il giovane – ero a Dalian per frequentare le lezioni, ma nella seconda metà di gennaio sono stato in viaggio in Cina prima di rientrare. Le mie tappe sono state Nanchino, Hangzhou, Yangzhou e infine Shanghai. Ed è proprio in queste ultime due settimane che si è aggravata la situazione relativa al Coronavirus e hanno iniziato a registrarsi casi anche al di fuori della provincia dello Hubei, dove si trova la città di Wuhan. Questa è stata la mia quarta esperienza in Cina e, come sempre, sono estremamente soddisfatto e grato per tutti i momenti che ho vissuto lì. Questa esperienza è stata gratificante e arricchente non solo dal punto di vista linguistico e formativo, ma anche culturale e di crescita personale».

«Purtroppo si è conclusa in modo inaspettato e la diffusione del Coronavirus ha creato disagi, ma sono comunque fiducioso che la Cina farà del suo meglio, come già sta facendo, e si rialzerà presto – continua –. Personalmente non vedo l’ora di tornare presto in un Paese che ormai sento parte di me per proseguire studi e affrontare nuove ed entusiasmanti esperienze, come mi è successo fino ad ora in Cina. Alle spalle lascio un Paese che si sta seriamente impegnando per risolvere la situazione di emergenza che sta tanto preoccupando il mondo».

«Il rientro è stato ovviamente diverso da come me lo aspettavo nei mesi precedenti, soprattutto per le precauzioni da seguire nei 14 giorni dopo il rientro, ma ho comunque trovato la mia famiglia ad accogliermi, ora sono a casa e sto bene. Ma il mio pensiero è comunque in Cina, un Paese che mi ha regalato tante emozioni e soddisfazioni e in cui non vedo l’ora di tornare».

I controlli

«Il viaggio è andato bene, non ho avuto problemi con i voli, effettuati regolarmente – aggiunge -. Non appena il Coronavirus ha iniziato a preoccupare ho sempre indossato la mascherina (praticamente impossibile da trovare in negozi e farmacie, ogni volta che entravo in una farmacia per chiedere delle mascherine la risposta è sempre stata “卖完了”(finite!), ho dovuto acquistarle su Internet. In ogni luogo pubblico o hotel c’era un rilevatore di temperatura e il personale si preoccupava di controllare la temperatura, così come ogni impiegato era obbligato a indossare la mascherina negli orari di lavoro. Le poche persone che giravano a Shanghai avevano sempre tutte la mascherina e negli ultimi giorni la città era praticamente deserta, comprese metropolitana, mezzi pubblici e centri commerciali. La maggior parte dei negozi e dei locali hanno chiuso per precauzione, così come caffetterie e piccoli supermercati».

«È stato davvero impressionante vedere una metropoli come Shanghai deserta – spiega –, ma ciò mi ha fatto capire come il popolo cinese si stia davvero impegnando per risolvere la situazione sanitaria creatasi e bloccare il contagio. Per entrare in aeroporto e fare il check in sono stato sottoposto più volte al controllo della temperatura e prima dell’imbarco ho dovuto compilare un modulo con domande relative al mio stato di salute e che mi chiedeva se fossi stato a Wuhan recentemente. Ci tengo a sottolineare che non sono stato a Wuhan durante la mia permanenza in Cina, né sono stato a contatto con persone che vi sono state. Tutte le città in cui sono stato distavano almeno 600 km da Wuhan. Sottolineo inoltre che non mi sono mai sentito in serio pericolo negli ultimi giorni, semplicemente usavo sempre la mascherina e lavavo spesso le mani».

La “quarantena autoimposta”

«Appena rientrato, sono stato contattato dalla mia docente universitaria che ha chiesto di seguire attentamente le norme stabilite dal Ministero della Salute, per precauzione, comunque resterò a casa nei 14 giorni dopo il rientro, ma fino al momento in cui dovessi, eventualmente, avvertire dei sintomi riconducibili al Coronavirus non posso essere contagioso. Una volta rientrato ho seguito le notizie in tv e letto qualche articolo e credo che l’Italia stia facendo allarmismo in modo esagerato, la situazione è sicuramente seria, ma la Cina si sta davvero impegnando per risolvere la situazione ed è pronta alla collaborazione».

«Le testate giornalistiche usano prontamente termini allarmisti e spaventosi, così come il modo in cui vengono girati i servizi alla televisione o la musica utilizzata. L’Italia sta vivendo una fase di psicosi relativa alla situazione del Coronavirus. Ritengo davvero fuori luogo e indifendibile il continuo pregiudizio nei confronti del paese asiatico, prontamente è emerso in questo caso. Il virus si trasmette tramite via aerea con la saliva, non c’entra nulla il cibo o i prodotti provenienti dalla Cina, e chiunque non sia stato in Cina molto recentemente, soprattutto nella zona dello Hebei non si può considerare contagioso, tutt’al più finché non presenta sintomi e viene clinicamente riconosciuto portatore di Coronavirus».

«Personalmente spero che questo infondato e continuo pregiudizio verso la Cina smetta presto di esistere, soprattutto se infondato e dettato dalla scarsa o nulla conoscenza. Non stiamo sottovalutando la situazione, soprattutto non lo sta facendo la Cina, come ho già detto più volte». 

Leggi la storia di un altro bergamasco al momento in Cina. Visita il sito della Farnesina.

Cina

8 COMMENTI

  1. Quanto scritto, secondo me é dettato da buon senso. Condivido le inutili esasperazioni fatte dai media e soprattutto dai social. La testimonianza di prima mano di questo ragazzo mi tranquillizza molto e supporta la mia fiducia nelle istituzioni, cinesi o europee che siano. Mi sembra che, probabilmente per la prima volta, ci sia una vera collaborazione. Grazie x aver pubblicato questa intervista decisamente rassicurante.

    • Leggo queste poche righe e queste risposte un po’ in ritardo. Oggi è il 19/03/2020…. A distanza di soli 1 mese e 1/2 da quanto leggo sopra, mi vengono le lacrime agli occhi per la situazione a dir poco drammatica che, in così breve tempo, si è venuta a creare anche da noi, In Italia, in Lombardia, nella nostra amata provincia di Bergamo…
      Che dire, relativamente a quanto si cercava più o meno convintamente di sdrammatizzare un mese e mezzo fa? Oramai sembra passato un secolo e mezzo ma erano solo 40 giorni fa, diamine !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Chi avrebbe mai pensato alla possibilità che si è rivelata concreta di contare decine, centinaia di morti quotidiani ????????????????????? E di tanti nostri padri, o nonni, scampati magari a 2 guerre mondiali, e oramai lasciati alla loro sorte, in totale solitudine, senza neppure la povera consolazione di avere vicino almeno un parente nell’ultima ora, senza neppure la possibilità di avere almeno un funerale, e oggi leggo, neppure un posto in un cimitero ??????
      Se chiunque di noi, un mese e mezzo fa, avesse anche solo immaginato una situazione apocalittica del genere, probabilmente lo avremmo tutti preso per pazzo.
      Prego per i morti, ma anche per i vivi.

      • Avevamo l’esperienza cinese e bastava prendere atto e agire di conseguenza. Verso il 25 febbraio si parlava di creare una zona rossa intorno a Bergamo e Alzano ma si è aspettato che si facesse una strage di vite umane. Non occorre essere dei geni per capire

  2. Sono anch’io di rientro da un viaggio in Cina intrapreso per andare a trovare mia figlia che si trovava a Shanghai per un anno di studio in collaborazione con Fudan University e Università Bocconi. Condivido pienamente quello che ha scritto questo ragazzo, anche mia figlia e tutti i suoi compagni di corso non vedono l’ora di tornare. Trovo questa psicosi italiana davvero vergognosa, non ho potuto rientrare a lavoro nonostante il parere favorevole del medico aziendale, per le preoccupazioni esagerate dei colleghi. E’ giusto prendere precauzioni, ma addirittura voler essere al di sopra delle direttive emanate dal ministero della Salute mi sembra francamente un po’ troppo. Sono vicina al popolo cinese in questo difficile momento e spero che tutto possa rientrare nella normalità il più presto possibile.

  3. Il via vai dalla nostra valle verso la Cina per commercio (tessile ecc) é andato avanti fino all’ultimo dei parecchi impreditori valligiani che là fanno ottimi affari, la Cina é stata reticente fino al penultimo, tentando di arginare (sic) senza troppa pubblicità ciò che la stava accadendo, purtroppo questo é un dato di fatto.
    Ora la rabbia è comprensibile perché ci siamo ridotti a elemosinare aiuti dalla Cina che sta lanciando una silente Opa sulla parte più ricca del nostro Paese (noi Lombardia) ricordiamocelo tra qualche mese…

LASCIA LA TUA OPINIONE

Please enter your comment!
Please enter your name here