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Pentecoste a Ponte Nossa, a Messa si mescolano più lingue

Inglese, francese, latino, greco, tedesco portoghese, spagnolo, albanese e polacco: non sono le lingue di una nuova Torre di Babele, ma quelle con cui è stata celebrata la Santa Messa che si è tenuta questa mattina (domenica 31 maggio) a Ponte Nossa.

Una celebrazione di Pentecoste all’aperto con i fedeli sulle sedie ben distanziate sul sagrato del santuario e presieduta dal parroco don Alessandro Angioletti e dal teologo nossese don Valentino Salvoldi.

La comunità di Ponte Nossa continua il suo cammino verso le solenni celebrazioni per l’Apparizione a ricordo dell’evento miracoloso del 2 giugno 1511.

A seguire il passaggio conclusivo dell’omelia di don Alessandro.

Lo Spirito è Paraclito. Questo termine significa “colui che difende”, cioè l’avvocato. Lo Spirito che procede dal Padre, come professiamo nel simbolo della nostra fede, ha il compito il proteggerci dal male, di prendere le nostre difese, non per mascherare il male fatto, ma per prevenirlo. Quanto male è ancora presente nel mondo. All’inizio di questa epidemia, nelle ore più buie, tutti cercavamo di vedere il bene nel momento del male e questo bene comune era denominato “cambiamento”. Eravamo quasi certi che questo male che ci aveva tutti stretto in una morsa di solidarietà e di amore fraterno avrebbe cambiato il nostro modo di pensare, di ragionare, di agire, rendendoci più capaci di gesti di amore, di perdono, di affetto sincero, anche verso coloro con i quali abbiamo da sempre qualche conto in sospeso. Qualcosa è successo, e questo non per un virus, ma per l’opera del Signore che sa tessere il bene anche quando il male incombe, ma molto è stato sprecato. Sì, tutto sommato siamo gli stessi di prima. Appena il mare in tempesta si è calmato, abbiamo assistito all’insorgere delle solite polemiche, di dibattiti politici osceni, della ricerca della fama e della visibilità, del parlarci alle spalle, delle critiche e dell’irresponsabilità di molti non curanti di salvaguardare il bene comune, ma di cercare ancora di portare a casa la ragione e di fare della vita una piena realizzazione del proprio volere e del proprio piacere. Insomma se è cambiato qualcosa, è cambiato gran poco. E tutto perché non ci sentiamo quel corpo ben compaginato di cui parla l’Apostolo, ma abbiamo pensato che ogni membra di questo corpo sociale ed ecclesiale avesse ed abbia una sua autonomia. Ecco perché invochiamo lo Spirito Paraclito: perché ci difenda da questi mali.

Lo Spirito è il Consolatore. Non ci lascia soli il Signore e lui stesso l’aveva detto: «Non vi lascio orfani: pregherò il Padre, perché mandi a voi lo Spirito Consolatore». Abbiamo avuto tanto bisogno di consolazione e ne abbiamo ancora bisogno. Le famiglie toccate da una grave perdita, a motivo anche di questa malattia, che non hanno potuto nemmeno salutare e dare un’ultima carezza ad una persona cara hanno bisogno più che mai di consolazione, di vicinanza, di sostegno in un momento di prova. E lo Spirito si rende presente in ciascuno di noi, perché diventiamo, dentro questo corpo che è la Chiesa, operatori di consolazione, membra attive di vicinanza, di speranza, di bontà, capaci di recare conforto a coloro che in un momento così lacerante hanno bisogno di ricucire quegli strappi che il dolore, la sofferenza e la rabbia fanno sentire.

Siamo membra di uno stesso corpo, tutti uniti dallo Spirito dato a noi nel Battesimo, perché guidati dalla potente azione dello Spirito possiamo agire in questo mondo per il bene comune. E parleremo lingue nuove, quelle che lo Spirito ci suggerirà, vincendo i nostri egoismi e le nostre chiusure, per concorrere al bene di tutti e di ciascuno.

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