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Si torna in chiesa, ma “con il numero chiuso”

Due file di sedie ai lati, una anche al centro nella seconda metà della basilica: per il distanziamento dei fedeli, che da settimana prossima potranno partecipare alle celebrazioni della Santa Messa, si riorganizzano gli spazi.

160 i posti in tutto per le persone che si recheranno nella chiesa più importante di Clusone, 115 al Santuario della Madonna del Paradiso. Un limite che impone di fatto una soglia numerica ai partecipanti: a tutti gli effetti un numero chiuso.

Pierangelo Giudici illustra il distanziamento nella basilica di Clusone

«Due persone per ogni banco – spiega il sacrista Pierangelo Giudici – nel rispetto del distanziamento fisico. Sui banchi ci saranno cartelli che indicheranno dove la persona potrà sistemarsi. Alcune sedie saranno posizionate anche sugli altari laterali. L’ingresso sarà dalla porta centrale, come uscita si utilizzerà la porta in fondo (anche il portale principale, se il tempo lo permetterà). Per le comunioni ognuno resterà al proprio posto, saranno i ministri a passare per l’eucarestia».

«Dopo tre mesi di “digiuno” – afferma l’arciprete di Clusone, Monsignor Giuliano Borlini – da lunedì 18 riprenderà la possibilità di partecipare alla Santa Messa di persona. Questo è un motivo di gioia perché le nostre comunità torneranno a ritrovarsi insieme».

Si dovranno rispettare comunque alcune regole. «L’accesso alle chiese – prosegue Monsignore – dovrà essere fatto non tutti insieme, ma distanziati. Verrà stabilita in ogni chiesa una porta di accesso e una di uscita. All’ingresso vi saranno alcuni volontari per la sanificazione delle mani». Dopo ogni celebrazione gli arredi verranno sanificati.

Il numero delle persone non potrà essere superato. «Si conta molto sulla comprensione – prosegue l’arciprete -. Magari all’inizio ci saranno disguidi, ma contiamo davvero sul fatto che tutti si possano rendere conto che, come vi sono regole per i supermercati, dovranno essere applicate anche per l’accesso in sicurezza alle chiese. All’interno saranno i sacerdoti a spiegare le modalità per la comunione».

«Il fatto di potere celebrare la Santa Messa insieme – conclude Monsignor Borlini – diventa per tutti noi, e per tante persone che hanno vissuto in maniera drammatica questi mesi, un motivo di grande conforto e un’occasione per esprimere la vicinanza alle persone che hanno vissuto mesi molto difficili».

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