“Parità di trattamento” e “stabilizzazione”: i lavoratori precari della sanità chiedono pari diritti con i “fratelli maggiori” che hanno lavorato con loro in ospedale durante il periodo di emergenza. Eroi fino al giorno prima e poi dimenticati. Adesso, non vogliono più essere trattati come lavoratori di “serie B”: hanno combattuto in prima linea il virus all’interno di corsie, rianimazioni ed ambulatori, mettendo quotidianamente a rischio la propria salute, al pari dei loro colleghi assunti.
“Nella fase dell’emergenza c’è stato un massiccio utilizzo della somministrazione, con numerosi picchi perché nella fase acuta del Covid sono stati molti gli interinali utilizzati. Lavoratori che con professionalità e abnegazione si sono impegnati profondamente per cercare di dare una mano a dispetto di tutto. Nel corso dell’incontro svoltosi in contemporanea al presidio abbiamo ottenuto l’impegno politico da parte della Regione ad equiparare il trattamento dei lavoratori interinali rispetto ai premi Covid-19 – spiega Guido Fratta, segretario generale FELSA CISL Bergamo -. Il confronto è aggiornato ai primi di settembre, ma prima vogliamo che questo impegno si traduca in un testo scritto. Non vogliamo più aspettare”.
Sono circa 3500 i lavoratori somministrati impiegati nelle strutture della sanità pubblica lombarda, un centinaio a Bergamo. Al presidio di questa mattina a Palazzo Lombardia hanno aderito anche le categorie regionali della CISL FP, FP CGIL, UIL FPL e le confederazioni lombarde di CGIL, CISL e UIL.

















