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«Lo scaglionamento degli ingressi penalizza le scuole di montagna»

Il nuovo Dpcm prevede che, da mercoledì 21 ottobre, nelle scuole superiori l’ingresso non possa avvenire prima delle 9. Una misura presa dal Governo con l’intenzione di alleggerire il peso sul trasporto pubblico. Il decreto del presidente del Consiglio Giuseppe Conte prevede anche per le scuole la possibilità di modulare «ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani». Ma già si levano le prime voci critiche. 

«Lo scaglionamento degli ingressi nelle scuole previsto dal nuovo Dpcm per evitare assembramenti e il congestionamento dei mezzi pubblici può essere utile nelle città, ma nei piccoli centri crea solo ulteriori disagi», dichiara il responsabile del Dipartimento montagna della Lega, l’europarlamentare Alessandro Panza. 

«Nei piccoli centri e per le scuole di montagna soprattutto, dove il trasporto pubblico non è così scontato come in altre parti del paese, molto spesso c’è un solo mezzo a disposizione per il viaggio di andata e per il ritorno – prosegue Panza -. Andare a modificare l’orario delle lezioni, senza aver prima concordato la questione con i vettori del trasporto pubblico locale, rischia di lasciare  i ragazzi in strada per almeno un’ora in attesa dell’inizio delle lezioni, oppure potrebbe costringerli ad uscire un’ora prima mancando un’alternativa per il ritorno a casa». 

L’europarlamentare della Lega aggiunge: «Come sempre non si ascoltano i territori e non si considerano le peculiarità locali, non si tiene conto delle difficoltà di chi vive in determinate aree del Paese, specialmente nelle zone montane dove le difficoltà logistiche sono parte integrante di queste comunità. Si sarebbe dovuta lasciare piena autonomia e facoltà di scelta di entrata, rendendo lo scaglionamento degli ingressi obbligatorio solo nelle città metropolitane, perché evidentemente quanto può essere giusto in teoria, non vale per la pratica». 

Infine, la richiesta al Governo di mettere in conto «delle eccezioni, che si preveda la possibilità di effettuare delle deroghe in concertazione con i presidi, i sindaci, i gestori del trasporto pubblico locale e i presidenti delle regioni».

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