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Una serata per conoscere il Moretto, “Raffaello lombardo” con le radici ad Ardesio

Ha origini ardesiane, uno dei più significativi artisti del Rinascimento lombardo. Stiamo parlando di Alessandro Bonvicino, detto “Il Moretto”. E proprio ad Ardesio è in programma un incontro per approfondire la vita e le opere del pittore. 

L’appuntamento è organizzato dal Comitato del Moretto in collaborazione con Comune, Vivi Ardesio e associazione Ardes. A parlare della figura del Moretto sarà la storica dell’arte Orietta Pinessi. «Come titolo della serata abbiamo scelto Alessandro Bovicino il “Raffaello bresciano” – spiega Orietta Pinessi -. L’ultima parte è volutamente tra virgolette, perché si tratta di una citazione presa da Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori  di Giogio Vasari, la seconda edizione del 1568. Dobbiamo dire che l’assunzione del Moretto come “Raffaello Lombardo” è ormai cosa assodata dal Vasari in poi. Io ho messo volutamente bresciano tra virgolette per non prendermi la “colpa” di una dichiarazione di questo genere, perché sappiamo che luogo e anno di nascita del Moretto sono controversi».

In effetti, libri ed enciclopedie, le note biografiche nei musei indicano Brescia come luogo di nascita del pittore. Ma ad Ardesio, nella piazza che porta il nome del pittore, c’è una targa commemorativa posta in occasione del quarto centenario della nascita. Si legge che «il figlio Pietro lo disse d’Ardesio». Il riferimento è a un documento conservato a Brescia. Ma anche questa dichiarazione del figlio, dicono gli esperti, è controversa. C’è da dire che nessuno mette in discussione le radici ardesiane del Moretto. Le principali fonti sostengono però che la famiglia si sia spostata a Brescia, dove Alessandro sarebbe nato, sembra nel 1498. Ma, come evidenzia Orietta Pinessi, anche l’anno di nascita non sembra certo. Durante la serata di domani, dunque, sarà possibile fare un po’ più di luce sul “mistero”.

Indubitabile è l’assoluto valore delle opere di Alessandro Bonvicino. «Un grandissimo artista, già riconosciuto nel 1568, a pochi anni dalla sua scomparsa. La sua fama, a quel tempo, era già arrivata a Firenze», aggiunge Orietta Pinessi. Oggi alcune sue opere sono conservate in templi dell’arte come il Metropolitan Museum di New York, la National Gallery di Londra e il Kunsthistorisches Museum di Vienna. Un grande dell’arte rinascimentale, dunque, che non ha caso fu maestro di un altro grande: l’albinese Giovan Battista Moroni.

 

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