La Danza macabra si è svegliata prima dell’alba, a Clusone. E ha cominciato a vagare – anzi, a ballare – per le vie della cittadina. La Festa del millennio ha riportato in vita i personaggi del ciclo della morte dipinto sulla facciata dell’Oratorio dei Disciplini. Con loro anche figure celebri, che hanno lasciato un segno sul passato clusonese e non solo.
La rievocazione storica itinerante ha vissuto questa mattina (domenica 30 luglio) la sua ventinovesima edizione. Nata nell’attesa del 2000, si è fatta strada anche nel ventunesimo secolo, diventando un appuntamento apprezzato e partecipato. Più di quattrocento le persone che si sono lasciate condurre alla scoperta della “Scricchiolante Sarabanda” messa in scena dal gruppo del Millennio con la regia del Circolo culturale Baradello. E non sono poche, se si pensa che la partenza era fissata alle 4 del mattino, come tradizione vuole.
I temi del Trionfo della morte e della Danza macabra hanno preso ancor più suggestione nell’incontro fra tenebre e luce, quando il giorno si confonde nella notte, e il fantastico sembra acquisire consistenza di realtà. La rappresentazione si è giocata tutta sul confronto tra gli scheletri e i vivi, come era avvenuto il 21 aprile, quando era stata proposta per la prima volta, seppur in versione ridotta. Da piazza della Rocca al sagrato della Basilica si sono snodate nove scene, passando per piazza Paradiso, il parco Nastro Azzurro, piazza e corte Sant’Anna, piazza Sant’Andrea, piazza dell’Orologio. Costante il canovaccio: gli scheletri che venivano a prendere i vivi e i vivi che non volevano andarsene, in una danza tra aldiquà e aldilà. Appunto, la “Scricchiolante Sarabanda” del titolo.
Nel ballo sono finiti contadini e soldati di ventura, usurai e fattucchiere, suore e cardinali, dongiovanni e meretrici. E poi anche personaggi che hanno dato prestigio a Clusone. Il pittore Antonio Cifrondi, di cui è allestita una mostra proprio in questo periodo al Museo arte tempo. L’architetto e scultore Cosimo Fanzago (nipote di Pietro, l’ingegnere e fonditore che realizzò il celebre orologio astronomico simbolo della cittadina), anche lui protagonista di una mostra al museo della Basilica. Il medico Bonomo de’ Bernardi, a cui è intitolata una via della cittadina. Persino Giacomo De Buschis “il Borlone”, pittore del Trionfo della Morte e della Danza Macabra.
All’ineludibile destino non è sfuggito nemmeno il papa Sisto IV, nato Francesco Della Rovere, il pontefice che il Borlone mise nel suo affresco (riconoscibile dallo stemma sul piviale e sui guanti). Ad interpretarlo nientemeno che il sindaco di Clusone, Massimo Morstabilini.
Hanno dato corpo e voce alla rappresentazione una cinquantina di attori e comparse, alcuni particolarmente efficaci per verve e spontaneità. A condurre e ricollegare il tutto ci ha pensato Matteo Benzoni, del Circolo culturale Baradello. «La rappresentazione del nostro destino in questa forma fa riflettere il vivo – ha spiegato -, che guardando lo scheletro, si interroga sulla sua sorte: la danza è un modo per sdrammatizzare ed esorcizzare la paura di questo incontro, il mezzo espressivo del senso della morte. Ma è davvero la fine di tutto? I Disciplini, 538 anni fa, ci hanno lasciato una preziosa chiave di lettura».
Proprio con questa chiave di lettura, sul sagrato della Basilica, si è chiusa la danza. Sotto agli affreschi del Borlone, ha fatto la sua comparsa la Morte che con la falce ha mietuto il raccolto per l’aldilà. Ma anche lei, la regina, ha dovuto inchinarsi alla croce portata dai Disciplini.























