Una devozione che attraversa i secoli e le valli. Da oltre quattrocento anni il Santuario della Madonna delle Grazie di Ardesio è un luogo speciale. A renderlo tale sono i pellegrini che arrivano dalla Val Camonica, dalla Valtellina, dal Sebino, persino dalla Pianura per sciogliere un voto, affidarsi alla Madonna, pregare o, semplicemente, per tradizione. Un fenomeno che nelle sue radici storiche ora è indagato da un libro che verrà presentato venerdì 10 gennaio.
Il titolo del volume è “Il prodigio della Grazia. Il santuario della Madonna di Ardesio in quattro secoli di devozione di comunità”. Lo ha scritto Marco Carobbio, giovane bibliotecario e insegnante di Oneta, laureato in Lettere e Culture Moderne Comparate, che studia la storia di Bergamo e del suo territorio ed è cultore di materia presso l’Università di Bergamo, oltre che vicesindaco e assessore alla Cultura nel suo paese. A lui, circa quattro anni fa, si è rivolta Vivi Ardesio, l’associazione di promozione del territorio che gestisce, tra i tanti progetti, anche l’ufficio turistico di Ardesio dal 2017.
«L’idea di questa pubblicazione è nata alla fine del 2020 – spiega Simone Bonetti, presidente di Vivi Ardesio -. Pochi mesi prima avevamo conosciuto la storia di Ardesio Richini, di Piancogno, che sulla facciata della sua abitazione ha un mosaico raffigurante la statua della Madonna delle Grazie di Ardesio. Ci siamo allora interrogati sulla forte devozione che ancora oggi porta tanti pellegrini ad Ardesio da territori come la Val Camonia, la Valtellina, il Sebino. E abbiamo voluto scoprirne di più, andare alla radice di questa devozione».
L’associazione si è allora rivolta a Riccardo Rao, professore ordinario di Storia Medievale all’Università di Bergamo. «Il professor Rao ha individuato in Marco Carobbio la figura ideale per approfondire questi temi e realizzare uno studio sulla devozione della Valtellina e della Val Camonica verso il santuario di Ardesio», aggiunge Simone Bonetti.
Dopo quattro anni di ricerche, il libro ora è pronto per essere presentato. «Il santuario di Ardesio gode di una serie di benefici in termini di documentazione storica, che hanno reso davvero intrigante e importante lavorare a questa ricerca -sottolinea Marco Carobbio -. Tra queste fonti storiche è bene valorizzare i tanti ex voto, che non sono soltanto testimonianze private di fede (cosa già di per sé importantissima), ma rappresentano spesso anche una chiave di lettura del loro tempo, uno spaccato sociale delle dimensioni delle nostre comunità nel corso dei secoli».
«Altre tipologie di fonti importanti sono state le prime fonti storiografiche, opere improntate sulla realtà del santuario, che risalgono a quello stesso Seicento – prosegue l’autore -. Da un lato, abbiamo una narrazione nota: quella di padre Donato Calvi, un importante storico di Bergamo. Prima ancora, invece, la narrazione delle origini e del progresso del santuario della Madonna di Ardesio di padre Celestino Colleoni, uno dei padri fondatori della storiografia bergamasca, che scrisse quest’opera nel 1617, a soli 10 anni dall’origine del miracolo. In questa opera si dà conto già delle domande che Vivi Ardesio si è posta in relazione a questo studio e a questa ricerca, vale a dire: a quando risale il miracolo? A quando risalgono le processioni di comunità e la devozione di comunità da parte delle altre vallate orobiche verso il santuario della Madonna di Ardesio? Anche attraverso queste fonti storiche siamo riusciti a dare risposta a queste domande e abbiamo individuato, praticamente negli anni immediatamente seguenti all’origine del miracolo, l’inizio di questa devozione».
Il libro sarà presentato venerdì alle 20.30 nel Santuario di Ardesio. Dopo la presentazione sarà disponibile nell’ufficio di Vivi Ardesio (in piazza Monte Grappa) e nella cancelleria del santuario.
















