Una grossa novità per il mondo venatorio lombardo e italiano. Dopo 18 anni di attesa Ispra (Istituto superiore per la ricerca ambientale) ha inviato a Regione Lombardia una nota che stabilisce in 581.302 fringuelli e 230.242 storni le quantità prelevabili su scala nazionale senza rischi di impatto demografico complessive sulle specie. Ispra evidenzia come, all’interno dei limiti indicati, «non sussistano limiti ostativi, in termini di gestione sostenibile della fauna, all’effettuazione dei prelievi (…)», aprendo di fatto la possibilità per le Regioni di permettere, con il parere favorevole dell’Istituto, il prelievo di fringuelli e storni in regime di deroga ai sensi dell’art. 9 della Direttiva CE 2009/147/CE.
«Si tratta di un risultato storico che il mondo venatorio lombardo attendeva da tempo – dichiarano i consiglieri regionali di Fratelli d’italia Michele Schiavi e Giacomo Zamperini – Ispra, che dal lontano 2006 non procedeva all’individuazione delle piccole quantità per il prelievo in deroga previste dalla normativa europea, è tornata a adempiere ai propri compiti di ricerca scientifica ed elaborazione di dati anche in ambito faunistico grazie alla richiesta e all’insistenza di Regione Lombardia, che da sempre è in prima linea in questa particolare sfida. La possibilità che in Lombardia possa tornare la caccia in deroga già dal prossimo calendario, con parere favorevole di Ispra, è un passo importante per la difesa della tradizionale caccia alla migratoria, attività secolare che anche oggi contribuisce in modo non indifferente a diversi comparti dell’economia lombarda».
Il rilascio delle cosiddette “piccole quantità” ai fini della caccia in deroga fa inoltre ben sperare per la riapertura dei roccoli, altra partita decisiva nel disegnare il futuro della caccia in Lombardia. «Riaprire le nostre “cattedrali verdi”, che hanno significato per secoli il sostentamento di tante piccole comunità rurali fin da quando furono “inventati” sui colli bergamaschi nel Trecento, significa infatti garantire il valore sociale e l’accessibilità futura della caccia alla migratoria: l’approvvigionamento di richiami vivi, entro i limiti imposti dalla ricerca e dalla normativa, è la risposta più efficace e definitiva a una buona parte degli annosi problemi che i tanti cacciatori lombardi denunciano da decenni, con grandi difficoltà anche da parte della politica nel trovare soluzioni alternative e accettabili».
«Grazie all’intenso lavoro del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e dell’Assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia Alessandro Beduschi, oltre che a un rinnovato clima politico italiano ed europeo, anche Ispra oggi adempie ai compiti assegnati per legge permettendoci un cauto ottimismo per il prossimo futuro. Ci auguriamo che il cambio di passo da parte di Ispra sia effettivo e duraturo: è necessaria sin da subito a una nuova collaborazione tra il mondo scientifico e quello venatorio, scevra dai pregiudizi pseudo-ambientalisti che da troppo tempo impediscono una discussione basata su dati oggettivi», concludono Schiavi e Zamperini.

















