Una donna che ha sfidato il potere della ‘ndrangheta, un fratello che lotta per la memoria e la giustizia, una scuola che sceglie di raccontare il valore della legalità. Questi gli elementi chiave dell’incontro che si è svolto venerdì 14 marzo al teatro Monsignor Tomasini di Clusone, in cui gli studenti dell’Istituto Fantoni hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con Vincenzo Chindamo sul tema: “La storia di Maria Chindamo: atrocità e ribellione”. L’evento è stato organizzato dalla classe 5^A Les (Liceo economico sociale) con il supporto della professoressa Tucci, docente di Diritto ed Economia. L’iniziativa si inserisce nel ciclo “Memorie e impegno: facciamo crescere insieme l’albero della legalità”, promosso dal Centro Promozione Legalità di Bergamo in memoria di Falcone e Borsellino, un progetto che mira a sensibilizzare i giovani sull’importanza di non dimenticare e di essere parte attiva nella costruzione di una società più giusta.
Maria Chindamo era un’imprenditrice agricola calabrese, madre di tre figli, scomparsa il 6 maggio 2016 a Limbadi, in provincia di Vibo Valentia. La sua sparizione è avvenuta in circostanze tragicamente emblematiche: Maria era una donna indipendente che aveva deciso di non piegarsi alle pressioni di un ambiente in cui la criminalità organizzata esercita ancora un controllo soffocante. Il suo rifiuto di cedere alle intimidazioni e la sua determinazione a costruire un futuro autonomo le sono probabilmente costati la vita. Oggi, la sua memoria vive grazie all’impegno del fratello Vincenzo, che porta avanti una battaglia per la verità e la giustizia. Nel corso dell’incontro, Vincenzo Chindamo, ha spiegato la storia della sorella Maria e, successivamente, ha risposto alle domande di studenti e docenti.
Nell’intervista realizzata da Antenna2 a margine dell’incontro, Vincenzo Chindamo ha ribadito l’importanza di raccontare la storia della sorella e di trasformare la memoria in azione concreta: «Maria era una donna libera, libera di studiare, di autodeterminarsi, di essere se stessa in un territorio dominato da un patriarcato mafioso e violento, che ha cercato di fermare il suo cammino di libertà. Hanno tentato di cancellarla, uccidendola e facendola sparire nel modo più brutale possibile, quasi a voler terrorizzare un’intera comunità e un’intera nazione. Ma non ci sono riusciti. La risposta della Calabria e dell’Italia dimostra che la paura non ha vinto. Oggi, i terreni che la criminalità organizzata avrebbe voluto sottrarle sono coltivati dalla Cooperativa Sociale Goel, che contrasta con determinazione l’azione criminale nel territorio. E oggi, qui con questi ragazzi, abbiamo vissuto un dialogo straordinario. Abbiamo condiviso l’importanza di trasformare la conoscenza e l’educazione in azione concreta. Spero, e voglio credere, che i giovani che hanno partecipato escano da questo incontro con una nuova consapevolezza: quella di dover agire contro la violenza di genere, contro la criminalità organizzata e contro qualsiasi forma di sopraffazione, anche tra i loro coetanei».
Il messaggio che Vincenzo Chindamo ha voluto lasciare agli studenti è chiaro: la lotta contro la mafia e la violenza non può fermarsi alla sola memoria. «Maria ha parlato tantissimo anche dopo la sua scomparsa. Il suo sacrificio è diventato un simbolo di resistenza e di lotta per la libertà. Ma la memoria da sola non basta: serve l’azione, serve la consapevolezza che ognuno di noi ha un ruolo attivo nella costruzione di una società più giusta. L’impegno individuale è l’unica strada possibile per garantire la libertà delle persone, di un popolo, di un territorio».
L’incontro è stato fortemente voluto dagli studenti della 5^A Les, consapevoli dell’importanza di approfondire tematiche legate alla memoria e all’impegno civile. Dario Lodetti, studente della 5^A Les e tra gli organizzatori dell’evento, ha spiegato: «Questa iniziativa ci è stata proposta dalla professoressa Tucci, nostra insegnante di diritto, e sin da subito abbiamo compreso quanto fosse importante portare questo messaggio all’interno della scuola. Attraverso la testimonianza di Vincenzo Chindamo, abbiamo potuto comprendere in modo concreto cosa significhi lottare contro la mafia e quali atrocità siano in grado di compiere le organizzazioni criminali. Con questo incontro, volevamo trasmettere un messaggio di speranza e di impegno».
Riflettendo sull’esperienza, Lodetti ha aggiunto: «Ciò che mi ha colpito di più è il modo in cui Vincenzo racconta la sua storia. Non lo fa con rabbia o con semplice tristezza, ma con l’obiettivo preciso di diffondere il messaggio della lotta alla mafia e dell’importanza di non voltarsi dall’altra parte».
Vincenzo Chindamo ha lasciato un forte messaggio: «La storia di Maria non deve farci arrendere alla paura, ma deve spronarci a lottare per un mondo in cui nessuno debba più pagare con la vita il proprio diritto alla libertà». Un messaggio che gli studenti del Fantoni porteranno con sé, consapevoli che la legalità è una responsabilità collettiva, da coltivare ogni giorno.
Il servizio di Antenna2 con le interviste a Vincenzo Chindamo e a Dario Lodetti:

















