Si è concluso nel migliore dei modi il centenario della Casa dell’Orfano di Clusone, un anno ricco di iniziative, culturali e non solo, dedicate al luogo fondato nel 1925 da Monsignor Giovanni Antonietti, che accolse circa 20 mila bambini.
La solenne cerimonia si è svolta nella mattinata di domenica 23 novembre con la Santa Messa nella chiesa del Cristo Re presieduta dal parroco di Ponte Selva don Denis Castelli, a cui hanno preso parte le principali autorità civili e militari di Clusone e dei paesi limitrofi insieme a molti ex allievi con le rispettive famiglie. Al termine della celebrazione si è svolto “Armonie e ricordi dalla Casa dell’Orfano”, un suggestivo racconto in musica e parole ispirato alla vita di Monsignor Antonietti, attraverso la voce narrante di Daniele Bentivegna e le note al pianoforte del maestro Pierluigi Bentivegna.
Un momento di grande emozione per i molti ex allievi presenti, che ricordano con affetto il proprio vissuto alla Casa e soprattutto la figura di Giovanni Antonietti, conosciuto da generazioni come “il padre degli orfani”. Non casuale anche la data scelta per celebrare la chiusura del centenario: il 23 novembre del 1976, infatti, il sacerdote nativo di Cirano di Gandino moriva dopo una vita spesa al servizio dei bambini meno fortunati.
Nato nel 1892 già orfano di padre, Giovanni Antonietti cresce con la madre come punto di riferimento, denotando fin da subito una particolare attenzione verso gli umili e i poveri. A 12 anni viene accompagnato al seminario vescovile di Bergamo, dove viene ordinato sacerdote nel 1914, proprio agli albori della Prima guerra mondiale, alla quale partecipa come cappellano militare alpino venendo decorato con due medaglie d’argento al valore militare. Al termine del conflitto torna nella parrocchia di Chiuduno e, poco dopo, è inviato a Ponte Selva, dove decide di impegnarsi per aiutare gli orfani di guerra, all’epoca molti anche in alta Val Seriana. Nel 1925 fonda così la Casa dell’Orfano con un gruppo di circa quaranta ragazzi. Da quel momento in poi la Casa diverrà la sua «creatura più prediletta» e vi ci spenderà tutte le sue energie, ampliandola e accogliendo sempre più bambini da tutta la provincia.
«Persi i genitori quando avevo sette anni, la guerra era cominciata da poco – racconta emozionato l’ex allievo Luigi Perani – don Antonietti fu unico, mi accolse e mi fece studiare. Grazie alle sue cure riuscii a diventare ingegnere e imparai a lavorare, è stato decisivo».
«Sono arrivato alla Casa nel maggio del 1944 – ricorda invece Alfredo Dolazza – non conoscevo nulla e qui ho imparato la vita diventando grande. Anche crescendo, la mia vita è ruotata sempre attorno a questo luogo. Quando sono andato in pensione ho acquistato un terreno qui vicino e mi sono stabilito lì: per me la Casa dell’Orfano è tutto».
Parole di emozione e commozione che si sono unite nel ricordo di una figura decisiva per la comunità di Ponte Selva e non solo, dando vita a un luogo che, pur avendo oggi perso la sua funzione educativa e di accoglienza, continua ad affascinare e punta a essere riscoperto grazie al lavoro della Fondazione Casa dell’Orfano e dell’Associazione ex Allievi e amici.
















