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“Codice rosso”: in un mese 30 denunce per maltrattamenti

Nel periodo compreso tra il 15 dicembre e il 15 gennaio, la Compagnia Carabinieri di Bergamo ha svolto un’articolata attività in materia di reati rientranti nella disciplina del cosiddetto “Codice Rosso”, impegnandosi quotidianamente nella tutela delle vittime e nel contrasto alla violenza domestica e di genere. Nel solo arco temporale considerato sono state complessivamente ricevute 30 denunce per maltrattamenti in famiglia, 8 per atti persecutori, 2 per diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (cd. “revenge porn”) e una per tentata violenza sessuale.

In tutti i casi trattati, coordinati dalla Procura della Repubblica di Bergamo, sono state immediatamente attivati i protocolli previsti dalla normativa, con contestuale valutazione dell’esposizione a rischio delle parti offese, attivazione delle misure di protezione e puntuale informazione ad esse circa la possibilità di rivolgersi alle diverse strutture di supporto e protezione presenti sul territorio, che fanno parte della “Rete antiviolenza”. Alcuni di questi fatti reato sono risultati particolarmente complessi e significativi.

Ad Azzano San Paolo, il 17 dicembre 2025 i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile sono intervenuti per una violenta lite domestica. Al termine degli accertamenti è stato deferito in stato di libertà un 44enne originario di Napoli, residente ad Azzano San Paolo, censurato, ritenuto responsabile di reiterati maltrattamenti e minacce di morte nei confronti della moglie convivente, nata a Bergamo classe 1980. Lo stesso ha anche minacciato di morte ed aggredito i militari intervenuti sul posto, ma fortunatamente senza provocare loro lesioni: per questo è stato deferito alla Procura di Bergamo per violenza e minaccia a un pubblico ufficiale.

Una simile vicenda è quella che ha riguardato un 42enne di Alzano Lombardo, residente ad Albino e già noto alle FF.OO. Il 21 ottobre 2025 l’uomo era stato deferito per maltrattamenti contro familiari e conviventi, dopo che i Carabinieri avevano accertato violenze psicologiche e fisiche reiterate nei confronti della moglie italiana, 39enne. Nonostante l’adozione dei provvedimenti giudiziari di allontanamento dalla casa familiare e di divieto di avvicinamento, il 26 dicembre 2025 l’uomo è stato tratto in arresto perché rintracciato all’interno dell’abitazione della persona offesa, in palese violazione delle prescrizioni impostegli dal G.I.P. del Tribunale di Bergamo.

Tra gli episodi più significativi si segnala inoltre quanto accaduto a Montello, dove le indagini dei Carabinieri hanno consentito di ricostruire una situazione di reiterati maltrattamenti in ambito familiare. In particolare, il 19 novembre 2025 è stato deferito in stato di libertà un 37enne cittadino della Romania, residente a Montello, già noto alle FF.OO., poiché ritenuto responsabile di minacce e vessazioni nei confronti della moglie, una 41enne moldava. L’evoluzione del quadro indiziario e la gravità delle condotte hanno poi condotto, il 10 gennaio 2026, all’arresto dello stesso in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Procura della Repubblica di Bergamo, con successiva traduzione presso la locale Casa Circondariale.

Infine, un ulteriore episodio ha visto coinvolto un 25enne italiano, residente a Zanica ed anch’egli già noto alle FF.OO., che da tempo maltrattava fisicamente e psicologicamente la madre convivente, una 55enne originaria di Bergamo. In questo caso le indagini svolte dai Carabinieri di Zanica si sono concluse con l’arresto del giovane, avvenuto il 14 gennaio scorso, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bergamo, su richiesta della locale Procura, in sostituzione della misura dell’allontanamento dalla casa familiare e divieto di avvicinamento alla parte offesa, non ritenuta sufficiente a soddisfare le esigenze cautelari.

L’insieme di questi interventi, unitamente ai numerosi altri procedimenti trattati nel periodo, testimonia l’impegno costante della Procura della Repubblica di Bergamo, dove è costantemente attivo uno specifico pool di magistrati per la trattazione dei reati commessi nei confronti di soggetti appartenenti alle fasce deboli, e dell’Arma dei Carabinieri nel contrasto alla violenza di genere in ogni sua forma, non solo sotto il profilo repressivo, ma anche nella dimensione preventiva, attraverso l’ascolto delle vittime, la tempestività delle segnalazioni all’Autorità Giudiziaria e l’attivazione di una rete di protezione che coinvolge la magistratura, le Forze dell’Ordine, le strutture sanitarie, i servizi sociali e i centri antiviolenza. L’invito che i Carabinieri rinnovano è quello di denunciare sempre ogni episodio di violenza, minaccia o sopraffazione per interrompere situazioni di abuso che, se sottovalutate, possono degenerare in conseguenze ben più gravi.

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