A Clusone il nuovo anno si apre nel segno della tradizione: il 2 gennaio la comunità si ritrova per la festa di San Defendente, un momento che ha il suo fulcro nella piccola chiesa quattrocentesca dedicata al martire della Legione Tebea (oltre che a San Rocco). La solennità, in particolare, è caratterizzata dal presepe vivente, una rappresentazione che coinvolge un centinaio di persone, tra comparse e volontari, soprattutto famiglie e bambini.
San Defendente è venerato come martire cristiano. La tradizione lo ricorda come un soldato che scelse di non rinnegare la fede, pagando con la vita la sua testimonianza. «Celebriamo San Defendente nella chiesa a lui dedicata, posta all’inizio del paese quasi a protezione del territorio – spiega monsignor Giuliano Borlini, arciprete di Clusone -. Un santo che ha dato la vita per amore di Cristo e che continua a essere un riferimento per la comunità».
La chiesa, ricca di affreschi, è un piccolo scrigno di arte e di storia. Uno deli luoghi più conosciuti e visitati di Clusone.
La giornata del 2 gennaio si apre alle 9.30 con la messa. Nel pomeriggio, spazio al momento più atteso: il presepe vivente, affiancato da bancarelle e occasioni di incontro pensate per vivere insieme il clima delle festività natalizie.
«L’invito è rivolto non solo ai clusonesi, ma anche a chi viene da fuori – sottolinea monsignor Borlini -. È un momento di festa, ma anche di preghiera e di riflessione, attraverso la rievocazione della nascita di Gesù».
Il presepe vivente coinvolge un numero sempre crescente di partecipanti. «Lo realizziamo da alcuni anni grazie alla disponibilità del comitato di San Defendente», racconta Domenico Giudici, coordinatore dell’iniziativa.
L’edizione 2026 vede una forte presenza di famiglie giovani. «Siamo più di 90 persone, con circa 40 adulti e una cinquantina di bambini che si alterneranno nelle botteghe allestite lungo il percorso, rese possibili dalla collaborazione di tante mamme», aggiunge Domenico Giudici.
Nel pomeriggio del 2 gennaio, alle 15.30, una delegazione porterà gli auguri agli ospiti della Fondazione Sant’Andrea (la casa di riposo), prima dell’inizio della rappresentazione, previsto per le 16. «Il presepe vivente – conclude Domenico Giudici – non è solo un evento teatrale, ma un’occasione per riflettere sul valore del messaggio che nasce con Gesù».

















