È stato un Tavolo territoriale di ascolto dedicato alle Aree interne proficuo quello che si è tenuto la mattina di sabato 13 giugno nella Sala Legrenzi di Palazzo Marinoni Barca a Clusone. Lo ha promosso Azione Bergamo e all’ascolto c’erano il segretario provinciale Rossano Pirola, Simonetta Fiaccadori del Direttivo regionale e Carlo Bordoni della Segreteria lombarda.
“Con questa iniziativa rivolta a cittadini, istituzioni, amministratori, associazioni, soggetti portatori di interesse, Azione apre un percorso che a partire dalla Valle Seriana attraverserà tutte le province lombarde per incontrare chi nelle Aree interne, vive, lavora, produce e crea comunità”, è stato spiegato dai relatori.
Il partito, dopo aver compiuto mesi di audizioni e analisi, ha presentato la propria mozione parlamentare che è stata discussa il 13 maggio in Aula. Ora, dentro questa cornice di indirizzo accoglie osservazioni, idee ed eventuali criticità. “Ne nascerà – è stato spiegato ancora – una piattaforma regionale di proposte concrete su cui continuare la battaglia condivisa per contrastare spopolamento e declino socio-economico”.
Simonetta Fiaccadori, che del Direttivo regionale è anche referente per le Aree interne,. ha spiegato: “Questo primo appuntamento ha avviato una sorta di ‘cantiere regionale’ ed è stato molto soddisfacente perché è stato un confronto partecipato e vivace a cui sono intervenuti sindaci e Comunità montana, portando le istanze fondamentali della gente e aprendo un canale di dialogo al di là delle appartenenze, che ci consentirà di collaborare”.
Il ringraziamento è andato in particolare a Giampiero Calegari (presidente della Comunità montana Valle Seriana e sindaco di Grono), Massimo Morstabilini (sindaco di Clusone) e Yvan Caccia (sindaco di Ardesio). “Hanno dedicato alla nostra proposta molta attenzione e sono più volte intervenuti – aggiunge Simonetta Fiaccadori –, anche in dialogo con sollecitazioni emerse da altri amministratori presenti, cittadini, rappresentanti di associazioni.”
Azione ha presentato una serie di proposte che partono da questioni generali fino alla definizione di strategie concrete. Un primo passaggio è stato riservato alla necessità di un patto di corresponsabilità tra grandi centri urbani attrattori e Aree interne, affinché i primi siano chiamati alla cooperazione territoriale per arginare le fragilità conseguenti anche al loro sviluppo.
È stato poi declinato il quadro di interventi relativi al territorio: salvaguardia ambientale, dissesto, preservazione del paesaggio, implementazione delle infrastrutture. Altro aspetto della proposta parlamentare riguarda il sistema dei servizi, con attenzione particolare all’ambito sanitario e alla questione delle piccole scuole per cui Azione chiede una deroga dei parametri. Non meno importante la questione casa (costi, immobili inabitati…) e la proposta di un reddito di insediamento.
Altra grande macro area affrontata dal documento parlamentare è la questione della governance e del finanziamento degli interventi sulle aree interne che come emerge dalle parole di tanti sindaci è ancora gravata da troppa burocrazia.
Fiaccadori ha presentato dati di analisi e poi si è aperto all’ascolto. La Valle si presenta con un quadro variegato e grandi differenze territoriali. E per questo è importante dare voce a chi può fare emergere la complessità. Yvan Caccia ha sottolineato come il territorio dell’alta Valle Seriana sia eterogeneo: realtà come Valbondione, Gromo o Ardesio sono profondamente diverse tra loro, e tali diversità si riscontrano persino all’interno dello stesso comune. Per esempio Ardesio, il secondo comune più esteso della provincia di Bergamo, conta 27 contrade e frazioni. Queste zone più esterne subiscono uno spopolamento a favore del capoluogo, il quale a sua volta perde abitanti verso Clusone.
Morstabilini, responsabile delle Aree interne della Comunità montana, ha sottolineato che esistono marcate differenze tra i comuni della bassa valle, più vicini alla città, e quelli dell’Alta Valle, dove le fragilità sono più evidenti, in particolare per quanto riguarda lo spopolamento e l’invecchiamento. Mentre l’altopiano sta tenendo grazie a un saldo migratorio (spesso interno, con persone che si spostano dai paesi più marginali come Valbondione verso centri con più servizi), i numeri dei nuovi nati sono estremamente bassi. In alcuni comuni si registra appena un nato o due all’anno, rendendo insostenibile e difficilissimo il mantenimento dei servizi scolastici, la cui chiusura rappresenta una “sconfitta incredibile” per ogni sindaco.
Altra istanza emersa dalla platea, che coincide con quanto richiesto da Azione al governo centrale, è la necessità di riforme legislative. Il territorio chiede interventi legislativi specifici e parametri diversi da quelli delle città, specialmente negli ambiti dell’istruzione e della sanità. Si attende anche l’attuazione di una “legge sulla montagna” che possa finalmente considerare le peculiarità montane.
Oltre ai servizi sociali, rimangono critici i temi delle infrastrutture, come la connettività (fibra ottica ancora assente in alcune aree) e i trasporti. Gli amministratori presenti hanno sottolineato che il territorio è stato escluso dalla SNAI (Strategia Nazionale Aree Interne), ma beneficia di uno strumento della Regione Lombardia. Tuttavia, queste sono risorse straordinarie e, pur generando economia, non possono da sole contrastare i problemi strutturali, anche a causa dei forti vincoli di spesa e dell’eccessiva burocrazia legata ai fondi europei e regionali. E qualcuno arriva a dire che si sono create di fatto aree di “classe A” e “classe B”.
È stato poi toccato anche il tema del lavoro e della competitività: le aziende dell’Alta Valle faticano a restare competitive a causa dei costi di trasporto più elevati rispetto alle zone vicine alle autostrade. Questo limita la capacità di assumere personale, in un contesto dove il lavoro è fondamentale per dare dignità e qualità della vita ai residenti.
Tutti concordano che i sindaci si trovano spesso a fare “miracoli” per gestire i tagli e risolvere i problemi quotidiani, affrontando regole (come quelle sul consumo di suolo) pensate per le città che mal si adattano ai territori montani.
Importante anche il contributo sul tema ambientale portato da Danilo Donadoni che ha illustrato l’attività del Club Alpino Italiano all’interno della commissione per la tutela dell’ambiente montano. Un ulteriore intervento ha approfondito le caratteristiche e le fragilità del territorio dal punto di vista amministrativo e sociale. È stato evidenziato come elemento di complessità il fatto che la Comunità montana copra due ambiti differenti, creando una frammentazione in un territorio che gli abitanti percepiscono invece come omogeneo.
Da parte di Pirola, Fiaccadori e Bordoni è stata riaffermata la volontà di mettersi al lavoro insieme a vari livelli dal nazionale al locale. Così anche i presenti testimoniano che la volontà è quella di non tirarsi indietro e continuare a lavorare per il bene dei territori.
Secondo uno degli intervenuti, per evitare che le azioni rimangano fini a se stesse (come una “botta di soldi” passeggera del PNRR), è necessario lavorare su un livello più alto, integrando tre strumenti fondamentali: le aree interne (nazionali e regionali), la legge sulla montagna e le Zone Economiche Speciali (ZES). Senza questa integrazione, le politiche per le zone marginali saranno inefficaci.
Giampiero Calegari ha ringraziato per aver proposto questo incontro e per i numerosi dati presentati.


















