Una giornata storica per Aviatico e per tutti gli appassionati di ciclismo: il Passo di Ganda si lega indissolubilmente al nome di Felice Gimondi. L’iniziativa, nata dal basso e sostenuta con forza dall’amministrazione comunale, ha ottenuto il pieno e commosso sostegno della famiglia del campione bergamasco. Nell’occasione è stato inaugurato uno splendido monumento dedicato al ciclista bergamasco, scomparso nel 2019, e voluto dall’amico Fausto Capelli, ideatore dell’iniziativa.
«È una giornata storica che trova il totale consenso della famiglia Gimondi, che ha fatto questo dono di utilizzare questo luogo come memoriale e memoria di papà Felice», ha dichiarato la figlia, Norma Gimondi, emozionata durante la cerimonia di dedicazione.
L’iter burocratico per inserire formalmente il nome del campione nella toponomastica ufficiale è già avviato, dopo la delibera della giunta comunale che ora attende il via libera definitivo della Prefettura. Nel frattempo, la grande installazione che ritrae il campione accoglie chiunque risalga i tornanti della valle.
«È un posto spettacolare», ha sottolineato Norma Gimondi. «Se ci fosse mio padre l’apprezzerebbe moltissimo, perché è in cima alle sue montagne, in mezzo a queste valli verdi che ha sempre amato. Non si è mai allontanato dal suo territorio, per il quale aveva un amore viscerale; credo che questa terra gli abbia dato un imprinting fondamentale in termini di carattere, caparbietà e volontà».
Il valico, già percorso abitualmente dal Giro di Lombardia e da altre importanti corse professionistiche, è una meta celebre anche per il ciclismo amatoriale. E l’impatto visivo del nuovo memoriale non lascia indifferenti: «È senz’altro un passaggio emozionante perché vedi papà quasi venir fuori dalla valle in bicicletta, sembra di poterlo toccare: è davvero bello», ha aggiunto la figlia del campione.
A sette anni dalla scomparsa del fuoriclasse di Sedrina, il vuoto rimasto è ancora enorme, ma l’affetto della gente resta immutato: «La mancanza è uguale a quella del primo giorno, forse di più. Questi momenti vissuti con la comunità ci regalano grandi emozioni: è una condivisione vera. Oggi c’erano molte persone, qualcuna era anche commossa, e questo fa capire che papà ha lasciato un’impronta importante non solo in noi familiari, ma anche in chi lo ha conosciuto e ha fatto il tifo per lui».
Infine, un pensiero al momento delicato che sta attraversando il ciclismo italiano, guardando però al futuro con la stessa filosofia del padre: «Il momento non è dei migliori, ma il lavoro che stiamo facendo con il “Gimondi Camp” per avvicinare i bambini dai 5 ai 12 anni sarebbe stato molto apprezzato da mio papà. I campioni del futuro vengono da lì. Bisogna trasmettere ai ragazzi la passione per questo sport: solo così si può ambire a raggiungere grandi traguardi, anche a livello internazionale. Coltiviamo i giovani».

















