Settant’anni fa, l’8 agosto 1956 nel disastro di Marcinelle, in Belgio, nel pozzo di carbon fossile si verificò un’esplosione che provocò la morte di 262 persone. Ben 136 erano italiani, tra i quali il bergamasco Assunto Benzoni, originario di Cerete e sposato a Endine Gaiano. Morì a 30 anni asfissiato a quasi mille metri sotto terra, lasciando la moglie incinta e una figlioletta.
Oggi la Campana degli Orfani alle 8,05 ha fatto sentire anche il rintocco a lui dedicato. Tantissime le autorità italiane e belghe presenti, a cominciare dal presidente del Senato Ignazio La Russa e la Ministra del Lavoro Marina Calderone. Dalla Bergamasca, anche su iniziativa dell’europarlamentare Lara Magoni, una folta delegazione con l’assessore regionale Paolo Franco, il presidente dei Bergamaschi nel Mondo Carlo Personeni e il Presidente della sezione di Bergamo degli Alpini, Sergio Sonzogni. Significativa la presenza del Comune di Cerete e del Comune di Nembro, ma anche di altri paesi della Valle Seriana.
Settant’anni fa, 262 uomini scesero nella miniera di Bois du Cazier per lavorare e non fecero più ritorno a casa. Tra loro c’erano 136 italiani. Oggi quei nomi tornano a parlarci della nostra storia, del valore del lavoro e del dolore di tante famiglie». Lo dichiara l’eurodeputata di Fratelli d’Italia Lara Magoni, presente oggi a Marcinelle alle celebrazioni per il 70° anniversario della tragedia.
Magoni ha partecipato alle iniziative insieme a una delegazione di cittadini bergamaschi composta da amministratori, dal presidente dell’Ente Bergamaschi nel Mondo Carlo Personeni e dal presidente dell’ANA di Bergamo Giorgio Sonzogni, che ha portato il cordoglio dell’associazione, anche nel ricordo delle numerose vittime appartenenti al Corpo degli Alpini.
«Per noi bergamaschi – sottolinea Magoni – Marcinelle ha un significato ancora più profondo. È la storia di tanti italiani che hanno lasciato la propria terra con una valigia piena di speranza, cercando altrove la possibilità di costruire un futuro migliore. Una storia che oggi non appartiene soltanto all’Italia, ma è diventata memoria europea».
«L’istituzione dell’8 agosto come Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro – aggiunge – dà a questa ricorrenza un significato ancora più forte. Quei 262 uomini hanno pagato con la vita il loro lavoro. Settant’anni dopo, il modo più vero per onorarli è trasformare la memoria in responsabilità, perché nessun lavoratore debba mai più scegliere tra il diritto a lavorare e il diritto a tornare a casa».
L’eurodeputata interviene quindi anche sulle polemiche registrate durante la cerimonia. «Trovo profondamente fuori luogo – afferma – che una commemorazione dedicata a 262 lavoratori possa diventare occasione di contrapposizione politica. Durante gli interventi delle istituzioni italiane, alcuni rappresentanti sindacali hanno scelto di voltare le spalle: è un gesto che non condivido e che considero irrispettoso del significato di questa giornata».
«Si può contestare un governo, si può dissentire da una parte politica – conclude Magoni – ma davanti alla memoria di chi è morto lavorando dovrebbe esserci soltanto rispetto. Marcinelle non è di destra né di sinistra: è una ferita italiana ed europea. E davanti a quei 262 nomi, prima della politica viene la memoria».
«Essere a Bruxelles in questi giorni, su invito dell’onorevole Magoni, per ricordare la tragedia di Marcinelle significa rendere omaggio non solo alle vittime di quella terribile strage, ma a tutti gli italiani che, con il loro lavoro e il loro sacrificio, hanno contribuito alla crescita dell’Europa. Marcinelle è una ferita ancora viva nella nostra memoria e un monito che ci ricorda quanto siano importanti la sicurezza, la dignità del lavoro e la tutela delle persone. Come istituzioni abbiamo il dovere di custodire questa memoria e di trasmetterla alle nuove generazioni, perché tragedie come quella di Marcinelle non si ripetano mai più».
«Proprio per questo – aggiunge l’assessore – trovo profondamente sbagliato che una giornata dedicata al ricordo di 262 lavoratori morti in miniera sia stata segnata da gesti di contestazione e di divisione. Anche dalla CGIL, che ha una storia importante nella difesa dei lavoratori, ci si sarebbe aspettati un atteggiamento diverso e più rispettoso del significato di questa commemorazione. La memoria delle vittime deve venire prima delle appartenenze e delle contrapposizioni politiche: Marcinelle appartiene a tutti gli italiani e non può diventare terreno di scontro».
La tragedia di Marcinelle rappresenta ancora oggi un simbolo del sacrificio di tanti lavoratori italiani emigrati all’estero e richiama il valore della memoria, della sicurezza nei luoghi di lavoro e della dignità della persona.
«Ricordare Marcinelle – conclude l’assessore regionale di Regione Lombardia – significa anche ribadire che dietro ogni storia di emigrazione ci sono persone, famiglie, speranze e sacrifici. È nostro dovere mantenere vivo questo patrimonio di memoria e trasformarlo in un impegno concreto per il presente e per il futuro».


















