Il verbo dipendere deriva dal latino, un composto costituito da una particella e dal verbo pendere: essere appeso. Chi soffre di una dipendenza è infatti come sospeso sopra un vuoto, un baratro nel quale si può precipitare da un momento all’altro. Essere appesi a qualcosa di cui non può fare a meno non è di certo una garanzia, meglio appoggiare i piedi per terra, ma per farlo spesso serve una buona base o un aiuto. Oggi le dipendenze sono un problema che attanagliano la nostra società. Alcol, droga, farmaci, gioco d’azzardo, Internet, pornografia: l’elenco è lungo e spesso non sempre tutti si rendono conto di avere un problema.
La dipendenza non è uno stato che interessa esclusivamente chi ne è affetto, è anche di quelle famiglie e comunità che si trovano a dovere gestire persone in queste situazioni. E i campanelli di allarme suonano con più forza quando in gioco ci sono i figli. Per questo dopo l’esperienza positiva dello scorso anno “Dipendi? No, grazie”, le amministrazioni comunali di Gorno, Parre, Oneta, Ponte Nossa e Premolo e la parrocchia di quest’ultimo paese, promuovono un nuovo ciclo di appuntamenti.
S’inizia giovedì 10 marzo alla scuola primaria di Premolo, alle ore 20,30; don Chino Pezzoli e don Gianluca Colpani presenteranno alcune “Storie vissute di dipendenza”. Giovedì 31 marzo a Parre, alle ore 20,30 presso la sala della comunità in oratorio, interverranno le psicologhe e psicoterapeute Silvia Dierico e Paola Sonzogni sul tema “Solo per gioco, uno sguardo sul gioco d’azzardo patologico”. Mercoledì 13 aprile a Gorno, alle ore 20,30, presso il polo scolastico, lo psicologo e psicoterapeuta Giovanni Filisetti si occuperà del fenomeno del bullismo.

















