Due lettere, una sola sillaba, eppure sembra sia una parola che oggi i genitori fanno sempre più fatica a pronunciare. Il «no» pare scomparso dall’orizzonte dei bambini. Ma i limiti e le regole sono fondamentali per un buon percorso di crescita. Prima s’imparano meglio è. Intorno a questi temi si è sviluppata la riflessione del sociologo Carlo Alberti, invitato a Clusone dall’asilo nido «L’isola che non c’è» e dalla Farmacia Pedenovi proprio per una serata dedicata a «I no e le regole».
Per capire quanto l’argomento stia a cuore ai giovani genitori bastava posare lo sguardo sulla sala dell’oratorio di Clusone che ha ospitato l’appuntamento: sedie tutte occupate, quasi 150 persone presenti. «Noi pensiamo tante volte che i bambini possano spontaneamente arrivare a comprendere la necessità di rinunciare alla soddisfazione dei loro bisogni immediati, ma non è così – ci dice Carlo Alberti a margine dell’incontro – . È un percorso di apprendimento non facile ed è fondamentale il ruolo dei genitori e degli adulti, che aiutano i bambini a comprendere perché occorre rinunciare alla soddisfazione di un bisogno, sentito da loro come impellente, per avere qualcosa di più e di diverso».
«Da piccolo il bisogno del bambino è una richiesta molto forte che attiene ai bisogni fisiologici e la mamma risponde immediatamente. Il bambino nasce con questa spinta. In lui si manifesta l’idea che tutti i suoi bisogni debbano ottenere una risposta immediata, non possano essere rinviati», prosegue il sociologo. «Pensate se ad ogni vostro pianto vi arrivasse una Ferrari, un pacco di soldi, un bell’uomo o una bella donna», ha esemplificato, cogliendo nel segno, durante la serata.
Però sappiamo che non va così. C’è quindi bisogno di «un percorso di apprendimento che richiede la presenza di un adulto capace di aiutare e assistere il bambino in questo processo di crescita. Senza questo aiuto, il bambino sviluppa difficoltà e anche maggiori paure che non avendo limiti definiti e precisi».

Certo, è un difficile equilibrio. I genitori spesso si sentono in colpa se non soddisfano le richieste dei loro figli. Ma nemmeno dire no a tutto è una soluzione. «Nell’ultimo secolo si è molto oscillati da una famiglia in cui l’autorità paterna era indiscutibile a una famiglia contemporanea dove soprattutto il padre tende ad essere più amico del figlio che non genitore. Tende a rifiutare questo ruolo, a trovare una declinazione che implica un minor sostegno del bambino nel suo percorso di crescita e quindi ad affrontare anche il limite. La saggezza sta nel riuscire a capire quali sono i bisogni fondamentali del bambino che devono avere una risposta, e quali sono invece quelli che poco alla volta diventano rinviabili, rinunciabili, nel corso della sua crescita».
Certo, sottolinea ancora Carlo Alberti, tutto ciò «richiede un lavoro di attenzione e ascolto profondo del bambino, delle sue esigenze. Se il bambino sperimenta un atteggiamento da parte del genitore abbastanza coerente nel definire che cosa è sì e che cosa è no questo per lui è di grandissimo aiuto». Il sociologo sottolinea che «non è un impegno semplice da parte del genitore, soprattutto oggi che questo discorso delle regole e dei limiti è delegato spesso ad altre istituzioni. I genitori scaricano questa responsabilità sulle spalle dei maestri e dei professori. Ma questo è un processo che in primo luogo tocca all’adulto che si trova a fianco del bambino fin dalla nascita».
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