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Gianni Canova a Bratto: il racconto di “Palpebre”, un viaggio tra cinema e letteratura

Si è chiuso con Gianni Canova il ciclo di incontri “Gli autori raccontano”, all’Hotel Milano di Bratto. Il critico cinematografico, originario di Castione, ha presentato il suo romanzo “Palpebre”, in occasione della recente nuova edizione.

Gianni Canova, attualmente rettore e professore ordinario di Storia e critica del cinema presso l’Università Iulm di Milano, sarà presidente della Giuria internazionale Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” nell’imminente 81ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

“Palpebre” è un romanzo che rientra nel genere giallo, ma in esso si possono scorgere venature di noir, thriller e horror: il tutto contribuisce a mantenere viva la suspense per tutte le 240 pagine. Come ha commentato Pupi Avati, sa regalare «una notte insonne e tuttavia magnifica».

Nel racconto il protagonista è Giovanni Vigo (il cui nome ricorda quello del celebre regista Jean Vigo), studioso di letteratura presso l’Università Statale di Milano, interessato in particolare all’analisi del Purgatorio di Dante. Colpito da una giovane donna, Mia, la segue mentre lei si dirige nei bagni universitari con un uomo e diventa testimone dell’omicidio di quest’ultimo, rimanendone sconvolto. Per cercare di capire quanto successo, Giovanni chiede aiuto all’amico Simmel (nome scelto per omaggiare il sociologo e filosofo tedesco Georg Simmel), cronista di nera. Ben presto i due si trovano alle prese con una pericolosa organizzazione e “proiettati in un vero e proprio inferno”. «Il tutto si svolge in pochi giorni, ma “Palpebre” riesce ad esplorare le ossessioni del nostro tempo: il sesso, lo sguardo e le trasformazioni dei corpi», come si legge nella quarta di copertina del volume.

Durante l’incontro Gianni Canova, intervistato da Roberto Iannotta, ha illustrato la ristampa del suo libro procedendo con un’analisi strutturale e contenutistica. Il critico ha spiegato come volesse creare un dispositivo narrativo che raccontasse per immagini, avvicinandosi al cinema. Grazie a frasi brevi e concise, è riuscito a sviluppare il romanzo come se questo fosse una concatenazione di fotogrammi.

Nel giallo non mancano riferimenti a film e registi. La storia si svolge negli stessi giorni dell’uscita in sala di Kill Bill di Tarantino e esalta registi come Cronenberg (al quale l’autore aveva già dedicato un saggio critico) e Sorrentino (apprezzato per la sua visionarietà), oltre al già citato Jean Vigo.

Canova ha spiegato come il suo sia un “libro sul male”, scritto per capire cosa spinge l’uomo ad essere attratto da esso. È ambientato nel 2004, anno delle prime decapitazioni filmate da Al Qaida e da ciò sorge spontaneo chiedersi cosa attraesse gli occidentali stessi a prenderne visione in massa. Proprio il protagonista del romanzo avrà a che fare con una pericolosa banda che lucra attraverso la vendita dei cosiddetti “snuff movies” (video che riprendono torture realmente messe in pratica che terminano con la morte delle vittime). Sembrerebbe, dice l’autore, che il pubblico sia allettato da ciò proprio in quanto reale.

L’analisi del titolo spiega il tema culturale alla base del romanzo: lo sguardo. “Palpebre”, in quanto lo scrittore si rifà al canto tredicesimo della Divina Commedia, ovvero quello riguardante il girone degli invidiosi, ai quali vengono cucite le palpebre. Una delle parti del libro che Canova ha preferito è proprio quella in cui il protagonista capisce che più che sull’Inferno dantesco dovrebbe riflettere su quello di Giotto: il poeta punisce solo alcune parti del corpo, mentre il pittore le punisce tutte tranne gli occhi (suggerendo come sia necessario vedere il male).

Il libro è diviso in due tempi e nell’ “intervallo” il protagonista “esce” dal romanzo e comunica ai lettori che la storia del primo tempo è raccontata da lui stesso e che anche ciò che verrà dopo lo sarà, pur con l’inserimento di un nuovo punto di vista in terza persona. L’autore ha svelato che questa scelta rispecchia la “tecnica dello scarto cognitivo”: il segreto della suspense è avvincere il lettore facendogli sapere o di più o di meno del protagonista. Proprio grazie a queste poche righe, la percezione dei fatti da parte del lettore cambia.

Il libro è diviso in quattro parti, i cui titoli suggeriscono la ritmicità della scrittura: “Andante con sangue”, “Mosso nella pioggia”, “Lento fra la terra” e “Presto con fuoco”. Si può notare come si faccia riferimento solo a tre dei quattro elementi: manca l’aria, cioè lascia con il fiato sospeso.

Una delle cose che ha più ha sorpreso di “Palpebre”, ha svelato Canova, è l’ambientazione milanese molto precisa. Qualcuno ne è addirittura stato infastidito, in quanto risulta troppo difficile inserire una narrazione che sfiora il genere horror in un luogo così conosciuto.

L’unica differenza rispetto alla pubblicazione del 2010 è la presenza di una nuova postfazione, introdotta per poter soddisfare i requisiti richiesti da una casa cinematografica californiana per l’eventuale realizzazione di un film. Le richieste erano che almeno un personaggio si salvasse e che potesse esserci un sequel.

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Categorie: Notizie
Tag: Bratto, Gianni Canova

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