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Incendio doloso a Rogno, i carabinieri chiudono il cerchio

Nelle prime ore della mattina del 6 giugno, i Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Clusone hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale del Riesame di Brescia, nell’ambito del procedimento penale avviato dalla Procura della Repubblica di Bergamo per l’incendio doloso del 18 novembre 2024 a Rogno.

L’incendio aveva completamente distrutto un esercizio commerciale in via Nazionale e avrebbe potuto causare gravi danni ai residenti dei piani superiori dell’edificio, se non fosse stato per il tempestivo intervento di tre squadre dei Vigili del Fuoco di Darfo Boario.

Le successive indagini, condotte attraverso l’analisi dei sistemi di videosorveglianza e l’acquisizione di testimonianze, hanno permesso una ricostruzione dettagliata dell’evento criminoso. I militari hanno identificato tre persone coinvolte: l’autore materiale dell’incendio, un complice che lo ha supportato logisticamente e il mandante del delitto, che non era presente sulla scena del crimine.

L’autore materiale dell’incendio è stato identificato in un 22enne senza fissa dimora. Una telecamera privata lo aveva ripreso mentre si allontanava velocemente dalla scena del crimine con un’andatura claudicante. Durante la fuga si era disfatto del pantalone rosso indossato durante l’azione criminale, gettandolo nel giardino di un’abitazione privata in via Roma.

La sera del 18 novembre 2024, i Carabinieri di Clusone avevano rintracciato il giovane mentre si nascondeva nei boschi in località Val Palot, nei pressi di Pisogne, dove svolgeva attività di spaccio. In quella circostanza era stato arrestato in flagranza per il possesso di circa 20 grammi di cocaina già suddivisa in dosi. L’indagato presentava le mani fasciate per coprire profondi tagli, verosimilmente procuratisi sfondando la vetrata del negozio attraverso cui si era introdotto con una tanica da 20 litri piena di benzina, poi sequestrata sulla scena del crimine. Interrogato sul suo coinvolgimento nell’incendio, si era avvalso della facoltà di non rispondere.

Dopo l’arresto del 18 novembre per spaccio, era stato sottoposto all’obbligo di presentazione. Il 7 marzo scorso il 22enne è stato nuovamente arrestato per detenzione a fini di spaccio di 200 grammi di cocaina ed è tuttora detenuto nel carcere di Bergamo.

Dall’analisi del traffico telefonico, i Carabinieri sono risaliti al complice, un 37enne residente a Pian Camuno, che aveva fornito supporto logistico e organizzativo all’autore materiale. Il suo ruolo includeva: la fornitura di sim e telefoni utilizzati durante l’azione criminosa, l’effettuazione di sopralluoghi per accertare l’assenza di testimoni e forze dell’ordine, e il rifornimento della tanica di benzina presso un distributore.

Le indagini sui due soggetti hanno inoltre permesso al Nucleo Operativo di Clusone di raccogliere prove inequivocabili contro un 36enne residente a Pisogne, identificato come mandante dell’azione delittuosa per questioni legate a motivazioni personali e allo spaccio di stupefacenti. Il 36enne aveva impartito istruzioni e coordinato telefonicamente l’azione dei suoi due collaboratori nelle diverse fasi dei crimini.

Quest’ultimo era già destinatario, dal 21 febbraio scorso, della misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza, emessa dal Gip del Tribunale di Bergamo nell’ambito di un’ordinanza contro un sodalizio criminale di 10 persone, ritenuto responsabile di spaccio e traffico di sostanze stupefacenti nel territorio tra le province di Bergamo e Brescia.

Il 5 marzo il Gip di Bergamo aveva disposto per i tre indagati le seguenti misure: divieto di dimora nei comuni di Artogne e Pian Camuno per il 22enne; obbligo di dimora nel comune di Artogne per il 36enne; obbligo di dimora nel comune di Pian Camuno per il 37enne.

Il 13 maggio il Tribunale del Riesame di Brescia ha accolto l’appello del Pubblico Ministero contro l’ordinanza del Gip di Bergamo, disponendo la custodia cautelare in carcere per tutti e tre gli indagati.

In esecuzione di questa nuova ordinanza, i Carabinieri di Clusone il 6 giugno scorso hanno tradotto in carcere il 37enne, mentre l’esecuzione nei confronti degli altri due indagati è sospesa per il ricorso in Cassazione presentato contro l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Brescia.

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