Due interventi dei carabinieri in Bergamasca nel giro di pochi giorni. Il 25 novembre a Verdellino è stato arrestato un 47enne per traffico di droga, mentre il 1° dicembre a Villa d’Almè è stata eseguita una misura di sicurezza nei confronti di un 36enne responsabile di aggressioni e minacce.
Nel tardo pomeriggio del 25 novembre i carabinieri della Tenenza di Zingonia hanno arrestato un cittadino marocchino di 47 anni, residente a Verdellino, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dall’autorità giudiziaria. L’uomo si trovava in affidamento in prova per precedenti condanne legate alla normativa sull’immigrazione (2017) e spaccio di stupefacenti (2021).
Il provvedimento restrittivo ha disposto la revoca dell’affidamento in prova e il trasferimento in carcere del 47enne, ritenuto colpevole, in concorso con altre persone, di detenzione e traffico internazionale di sostanze stupefacenti. I reati contestati risalgono al periodo compreso tra il 2022 e il 2023, quando furono documentati diversi episodi di cessione di ingenti quantitativi di hashish.
Secondo quanto emerso dalle indagini, nel gennaio 2023 l’uomo aveva ceduto quasi 11 chili di hashish a un cittadino straniero residente in provincia di Bergamo, ricevendo in cambio circa 15.000 euro. Un mese dopo, sempre nel bergamasco, aveva effettuato ulteriori cessioni di hashish a un altro acquirente per un totale di circa 8 chili.
Dopo la notifica del provvedimento, i carabinieri hanno trasferito il 47enne presso la Casa Circondariale di Bergamo, dove dovrà scontare una pena residua definitiva di 3 anni, 4 mesi e 26 giorni di reclusione.
I Carabinieri della Stazione di Villa d’Almè hanno invece dato esecuzione, il 1° dicembre 2025, a una misura di sicurezza della libertà vigilata nei confronti di un 36enne italiano residente nel comune. L’uomo è stato collocato in una comunità terapeutica della provincia con obbligo di residenza.
Gli episodi che hanno portato al provvedimento risalgono allo scorso maggio, quando il 36enne avrebbe prima incendiato l’auto di un amico e successivamente lo avrebbe minacciato attraverso i social network. Qualche mese prima era stato protagonista di un’altra aggressione ai danni di un conoscente, al quale avrebbe anche sottratto il telefono cellulare.
Gli evidenti segnali di squilibrio psichico hanno portato inizialmente a un trattamento sanitario obbligatorio presso il reparto di psichiatria dell’ospedale Papa Giovanni XXIII. Successivamente l’autorità giudiziaria ha disposto la misura di sicurezza della libertà vigilata presso la comunità terapeutica.

















