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Disgrazia sul lavoro a Cremona, la vittima viveva nella Bergamasca

Una disgrazia sul lavoro si è verificata nel primo pomeriggio di lunedì 16 febbraio a Cremona ed è costata la vita a un operaio che viveva nella Bergamasca. Secondo le prime informazioni e gli accertamenti eseguiti dai carabinieri, oltre alle testimonianze di alcuni colleghi, che hanno assistito alla tragedia, era in corso un sopralluogo in un edificio di corso Vittorio Emanuele II per verificare alcune infiltrazioni sul tetto di una palazzina e la vittima, 55 anni di origine straniera, dipendente di un’impresa con sede in provincia di Bergamo, era su un ponteggio mobile. 

Intorno alle 14,30 l’uomo si sarebbe sporto, cadendo da quasi dieci metri di altezza. Non c’è stato nulla da fare: l’allarme è scattato subito, ma quando gli operatori del 118 sono arrivati sul posto l’operaio era già deceduto. Sono in corso tutti i rilievi di legge per ricostruire con precisione cause e dinamica dell’accaduto e per chiarire se nel cantiere siano state rispettate o meno le norme sulla sicurezza. 

La Cgil di Bergamo, in particolare il sindacato di categoria Fillea, ha commentato che “ogni volta succede la stessa cosa: si conta la vittima, si esprime cordoglio, e poi tutto continua come prima”. “Intanto – si legge ancora nella nota della Cgil – i numeri continuano a peggiorare: nel 2025, nella sola Bergamasca, i morti sul lavoro sono stati 22, quattro in più rispetto al 2024. Questo è inaccettabile. La sicurezza non può restare sulla carta né essere trattata come un costo da tagliare. Servono scelte concrete, formazione vera, controlli seri”. Conclude la Cgil: “Morire di lavoro, nel 2026, non è una fatalità: è un fallimento che si ripete”.

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