Si fa sempre più critica la situazione legata alla carenza dei medici di famiglia in provincia di Bergamo. Una delle zone più in difficoltà è l’alta Val Seriana. Tanto che i sindaci di Gandellino, Gromo, Valbondione e Valgoglio hanno deciso di scrivere all’Agenzia di tutela della salute (Ats) di Bergamo per mettere in evidenza i problemi e chiedere una soluzione.
Flora Fiorina, Sara Riva, Romina Riccardi e Angelo Bosatelli, oltre che all’Ats, hanno indirizzato la loro lettera anche all’Azienda socio sanitaria territoriale Bergamo Est, al presidente dell’Assemblea dei sindaci del Distretto Bergamo Est Gabriele Cortesi, alla presidente dell’Ambito distrettuale Valle Seriana Superiore e di Scalve Flavia Bigoni, al presidente della Regione Attilio Fontana, agli assessori regionali al Welfare Giulio Gallera e alla Montagna Massimo Sertori.
I sindaci sottolineano anzitutto di scrivere per segnalare «la grave situazione di disagio in cui versa l’Alta Valle Seriana a causa della carenza di medici di base».
«Da oltre un anno – prosegue la lettera -, le Amministrazioni comunali di Gandellino e Gromo hanno comunicato la necessità di un terzo medico sul territorio ma, purtroppo, non hanno mai avuto riscontro. Ora la situazione si è ulteriormente aggravata divenendo del tutto paradossale e inaccettabile: infatti, da informazioni assunte, posto che mai nessuno si è degnato di darci formale comunicazione dell’evolversi della situazione, ci risulta che, oltre al mancato inserimento del terzo medico, da gennaio 2021 verrà meno la figura del secondo medico».
«Siamo seriamente amareggiati per l’atteggiamento delle autorità sanitarie preposte nei confronti dei Comuni dell’Alta Valle Seriana da noi rappresentati – scrivono ancora i sindaci -. Nei mesi scorsi, infatti, abbiamo addirittura individuato un medico disposto a prestare servizio nei nostri Comuni ma, una volta segnalato il nominativo al Dipartimento di Cure Primarie di Ats, quest’ultimo ha pensato bene di indirizzarlo in un altro Comune. Sempre da informazioni assunte, siamo venuti a conoscenza della disponibilità di due professionisti a operare come medici di medicina generale ma, anche in questo caso, ci risulta che Ats abbia deciso di assegnare entrambe le figure ad un ambito vicino al nostro».
«Francamente, pur consapevoli della carenza di medici in tutta la Lombardia, non comprendiamo per quale motivo i Comuni, e di conseguenza gli abitanti, dell’Alta Valle Seriana non trovino alcuna attenzione da parte vostra. Si fa in continuazione riferimento a leggi, graduatorie, bandi ecc. ma sembra che questi valgano solo per qualcuno posto che, in altri casi, ci sono state deroghe e aperture. Parimenti, non comprendiamo per quale motivo non sia mai stato aperto un tavolo di confronto con Regione Lombardia e con il Governo, atto a rivedere le normative e la burocrazia che, a Vostro dire, complicano la ricerca e l’assegnazione di professionisti nei piccoli Comuni montani».
La lettera prosegue: «La vicenda appare ancora più preoccupante se si pensa che, ad essere penalizzate, sono le cosiddette “fasce deboli”, in particolare gli anziani che rappresentano oltre il 50% della popolazione del territorio interessato. Sul punto è peraltro doveroso ricordare che il nostro territorio conta oltre 50 km di strade e che il trasporto pubblico locale è ridotto ai minimi termini, per cui diventa altamente improbabile, per molti, riuscire a raggiungere gli ambulatori al di fuori del proprio Comune».
«Ci chiediamo per quale motivo – proseguono i sindaci – non si tenga conto, nell’assegnazione dei medici, della morfologia del territorio e del tasso di vecchiaia della popolazione e, quindi, della concreta esigenza di dette figure. Se è vero, infatti, che i Comuni in parola contano pochi abitanti, è altrettanto vero che sono presenti numerosi anziani che necessitano di particolari tutela, cure e attenzioni».
«Siamo stanchi – conclude la lettera – di sentire parlare di attenzione alla montagna e di vedere, nei fatti, totale disinteresse e indifferenza, per questo esprimiamo il nostro totale disappunto per le scelte operate dal dipartimento delle cure primarie di Ats e per il trattamento di sfavore a noi riservato. Tanto premesso auspichiamo che questa situazione possa finalmente essere risolta e che i Comuni di montagna possano trovare, una volta per tutte, la giusta e doverosa attenzione».
L’Ats di Bergamo, insieme seguito alla lettera dei sindaci, ha diffuso una nota che si può leggere qui.

















