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Michele Mari ad Ardesio: come sono diventato scrittore

Da sinistra: Michele Mari, il curatore della rassegna Agostino Cornali e il sindaco di Ardesio Alberto Bigoni

È uno degli scrittori italiani più apprezzati. E più premiati. Sono almeno una ventina i riconoscimenti che ha ottenuto con i suoi libri: dal Selezione Campiello al Grinzane Cavour, dal premio Chiara al Procida-Elsa Morante. Si dedica soprattutto ai romanzi, ma non disdegna racconti, poesie, saggi. Ospite ad Ardesio della rassegna «Parole sui crinali», Michele Mari si è raccontato a margine dell’incontro organizzato da associazione «L’Araba Fenice» e Amministrazione comunale.

«Sono diventato scrittore leggendo moltissimo – spiega Mari –. Mi ricordo da bambino, da ragazzo, prolungavo le storie che avevo letto, le variavo, aggiungevo personaggi, a volte mettevo me stesso. Ho stabilito una sorta di continuità, di simbiosi, tra lettura e scrittura. Mi ricordo che nel 1964, quando avevo 8 anni e mezzo, come regalo di Natale per mio padre ho scritto un racconto, s’intitolava “L’incubo nel treno”».

Uno scatto dell'incontro ad Ardesio
Uno scatto dell’incontro ad Ardesio

Quando si leggono romanzi, spesso viene da chiedersi da dove vengano i personaggi, l’intreccio, l’ambientazione. «Le mie storie nascono in modo imprevedibile – risponde lo scrittore –. A volte vengo visitato da un’idea, da uno spunto, che poi resta inerte per un po’, a volte anche per anni e poi sento il bisogno di dedicarmi a quell’idea. Mi butto con una certa inconsapevolezza di quello che potrà nascerne. Capisco quasi subito se c’è di che andare avanti o no. Ci sono dei casi in cui abbandono immediatamente. Se invece incomincio a prendere un po’ di slancio, nel giro di due o tre giorni so che sono ingaggiato in una nuova esperienza di scrittura».

Al momento, sembra che nessuna nuova idea si sia imposta: «Ho pubblicato da poco un libro fotografico – spiega ancora Mari –, è uscito a settembre, quindi è un po’ presto. Sto traducendo “La macchina del tempo” di Wells che uscirà tra circa un anno». Il libro a cui è più affezionato, confida, è «Il richiamo della foresta» di Jack London, «il penultimo che ho tradotto».

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