È stata una mattinata piuttosto convulsa, quella di ieri a Lizzola. Una cinquantina di residenti ha impedito l’accesso alle piste all’Ufficiale giudiziario e ai tecnici della TechnoAlpin di Bolzano, che volevano portarsi via dieci lance dell’impianto di innevamento installato allo Ski Stadium, lungo la pista «Due Baite».
La Stl, l’ex società degli impianti ora fallita, non aveva finito di pagare le lance. La ditta di Bolzano, che vanta un credito di 128 mila euro, pretende la restituzione dell’attrezzatura e ha ottenuto il via libera dal giudice.
Quando ieri mattina i mezzi con a bordo i tecnici e l’Ufficiale giudiziario hanno imboccato la strada che porta gli impianti è scattata la mobilitazione dei residenti, con in testa la Cooperativa «Nuova Lizzola», che ora gestisce in affitto gli impianti. Hanno piazzato un fuoristrada sullo sterrato e si sono seduti davanti alla jeep, come per formare una barriera umana. Sono stati anche chiamati i carabinieri, la cui presenza ha contribuito a calmare gli animi. Dato che il pignoramento non era stato notificato alle parti, gli altoatesini si sono convinti a fare dietrofront.
La questione è piuttosto intricata (l’abbiamo già ricostruita qui). I problemi erano iniziati quando la ditta austriaca che si era aggiudicata l’appalto per realizzare lo Ski Stadium era fallita. Per chiudere almeno i lavori avviati si era fatta avanti la Stl, che poi aveva ingaggiato la TechnoAlpin. L’accordo era che l’impianto alla fine sarebbe passato alla Stl, ma con il fallimento di quest’ultima il passaggio non si è mai concretizzato.
La prima cittadina di Valbondione, Sonia Simoncelli ha spiegato al Corriere della Sera che «il Comune ha pagato la Stl per quei lavori. È la Stl che non ha girato i soldi alla ditta. Il Comune non può pagare due volte. È una strada impraticabile». Da qui la decisione di firmare un accordo con l’azienda di Bolzano, autorizzata a rivalersi sull’impianto.
Il curatore fallimentare della Stl replica che dai documenti in suo possesso «non risulta che il Comune abbia versato quei soldi ed è improprio che ceda l’impianto perché questo, da contratto, sarebbe dovuto passare alla Stl».
Omar Semperboni, socio della Cooperativa «Nuova Lizzola» e titolare del rifugio Campèl, ha dichiarato: «Non abbiamo intenzione di cedere di un passo. Valuteremo se presentare un esposto. Noi stiamo facendo valere i nostri diritti, che sono quelli della comunità».
















