Dopo aver rischiato la vita nelle acque gelate del Lago d’Endine ha deciso di parlare. Per raccontare la sua disavventura, quei momenti concitati, con la paura di non farcela. Ma anche per dire che, appena possibile, a pattinare sul lago ghiacciato ci tornerà.
Claudio Baroni, 51 anni, imprenditore di Gaverina, si è fatto intervistare sia da L’Eco di Bergamo sia dal Corriere Bergamo. «Attraversare in lungo, da Sud a Nord e ritorno il lago è una cosa che si fa ogni vent’anni. In effetti l’andata è filata liscia. Al ritorno, invece, ho voluto spingere per tornare in fretta perché sapevo che il punto che stavo attraversando è pericoloso. E il ghiaccio è esploso sotto di me in mille pezzi, come un cristallo».
In acqua, Baroni se l’è vista brutta. Si sentiva trascinare a fondo dal peso dei pattini e dei vestiti inzuppati. Ha gridato. Qualcuno a riva lo ha sentito ed è salito su un pedalò. «Mi hanno lanciato una fune, io mi sono aggrappato e mi hanno trascinato». Poi l’arrivo dei soccorsi e il lieto fine.
«Devo proprio ringraziare le persone che mi hanno tratto dalle acque e i soccorritori che mi hanno curato», ha detto ancora Baroni. L’imprenditore ha aggiunto che lunedì, la sera dell’incidente, all’ospedale Papa Giovanni XXIII gli hanno proposto di rimanere, «ma ero già costato caro alla comunità. E alle 19 sono uscito».
La disavventura che ha vissuto, le persone che sono state costrette a intervenire per lui, non sembrano motivi sufficienti per tenerlo lontano dal lago. «Sono caduto in montagna e ci sono tornato, sono precipitato col deltaplano e ho ricominciato».
Le ordinanze dei comuni, però, proibiscono di pattinare sul lago. «Una cosa del genere non si può vietare. Basta essere prudenti», sostiene Baroni. E aggiunge: «Occorre stabilire quali sono le zone che si possono percorrere in sicurezza e quali no».
Nel frattempo, i sindaci invitano di nuovo alla prudenza:


















