La Corte d’Appello di Brescia ha assolto («perché il fatto non sussiste») tre fratelli di Cerete, i loro due figli e un collaboratore, dall’accusa di aver trasformato in discarica abusiva i materiali per la messa in sicurezza dei terreni di famiglia dalle acque del torrente Borlezza. Gli imputati erano stati condannati a sei mesi dal tribunale di Bergamo, nonostante la richiesta di assoluzione della Procura.
Come riporta oggi L’Eco di Bergamo, la vicenda è iniziata nel 2007 con la richiesta dei tre fratelli di sistemare la scarpata sul Borlezza per evitare che il torrente intaccasse il terreno di casa. I lavori si interrompono però nel 2010 perché l’impresa esaurisce fondi e materiale. Il Comune di Cerete concede una prima proroga del permesso di costruire, ma non la seconda. Nell’agosto 2012, a lavori fermi, viene effettuato un sopralluogo nell’ipotesi che sia stato utilizzato e abbandonato più materiale di quello autorizzato nel 2007.
Scatta una denuncia alla magistratura, anche se l’anno dopo il Comune con una sanatoria riconosce la regolarità del materiale e nel 2015 rinnova i permessi per concludere i lavori. Ma la vicenda continua in tribunale con la condanna delle sei persone coinvolte. Il materiale viene considerato una discarica abusiva. Ora l’assoluzione. «Non era una discarica, ma un deposito di sottoprodotti», spiega l’avvocato Giampiero Canu che insieme alla figlia Maria Susanna ha difeso gli imputati.
















