Ha superato gli ottant’anni, ma conserva un’energia invidiabile. E si fa sentire, alza la voce, quando capisce che il potere della droga è sottovalutato. Don Chino Pezzoli contro le dipendenze combatte da una vita, di giovani devastati ne ha visti a migliaia, e su questi temi non fa sconti.
È stato così anche ad Ardesio, dove nei giorni scorsi è stato invitato dall’Amministrazione comunale. Una serata dal titolo “Educare alla sensibilità”, che ha riempito di gente la sala consiliare. Don Chino ha parlato soprattutto di affettività, fiducia, regole, ma non ha trascurato quella realtà che ogni giorno tocca con mano nelle comunità di Promozione Umana.
Così, quando il discorso è caduto sugli spinelli, si è fatto sentire. Soprattutto contro chi minimizza il potere di certi stupefacenti. «Il principio attivo è 50/70 volte più forte di qualche anno fa – ha detto -. Quindi un grammo di marijuana e hashish ha un effetto sui neurotrasmettitori pari alla cocaina. Troviamo dei ragazzi che hanno fatto uso e abuso di spinelli che non sanno più riconnettere, non sanno più ascoltare, non sanno dove si trovano, hanno perso anche la dimensione dello spazio e del tempo. Ci sono studi scientifici su questo».
Don Chino è stato durissimo contro chi, anche poco tempo fa, si è detto favorevole a legalizzare le cosiddette droghe leggere. Ma non ha risparmiato nemmeno i genitori. «Anche qui in valle trovo delle famiglie dove sento dire “mia figlia si spinella, ma in fondo lo fanno tutti”. Queste cose mi fanno arrabbiare».
Il fondatore di Promozione Umana si è detto anche preoccupato per la situazione nelle nostre valli. «Si è passati dalla dipendenza all’eroina degli anni ‘80, quando aprii le prime comunità in Val Seriana, a una poli-tossicodipendenza. Ora c’è alcol, cocaina, eroina, chetamina, popper. La nostra preoccupazione, come operatori e come educatori soprattutto, è che quando un fenomeno diventa cronico non se ne parla più, la famiglia è rassegnata».

Non mancano dipendenze agli psicofarmaci e pure alle sostanze sostitutive come il metadone. «In Italia abbiamo quattro milioni di dipendenti che vanno dai 14 ai 60 anni. Tutte le fasce d’età e tutte le condizioni sociali». Nel frattempo, cambiano anche gli stupefacenti, che ha aggiunto don Chino, colpiscono sempre di più il cervello. Alla tossicodipendenza si affiancano così grossi problemi psichici.
Diventa sempre più decisiva la prevenzione. Che non è tanto una questione di controllo, ma di relazioni. «Perché facilmente ci si butta nella dipendenza, nell’alcol, nella droga? Perché è un riempimento – ha detto don Mario Sozzi, collaboratore di don Chino in Promozione Umana -. Mai come adesso la mancanza di un legame affettivo porta tanti ragazzi ad incontrare, ad accogliere una dipendenza. Perché questa dipendenza, in un certo modo, ti mette in legame con te stesso: ho bisogno di qualcosa per sentirmi qualcuno. Pensate che l’eroina sta tornando nei quattordicenni, nei quindicenni».
Non stupisce, dunque, il fatto che don Chino abbia dedicato gran parte del suo intervento alla sensibilità, all’affettività. «Il dono della sensibilità è un dono ricevuto – ha spiegato -. Nessuno dà ciò che non ha. Se abbiamo ricevuto affetto poi sappiamo darlo. Se non lo riceviamo, lo pretendiamo in modi anche trasgressivi. Quante volte mi sono trovato di fronte a dei ragazzi che trasgredivano per attirare l’attenzione di genitori insufficienti nell’amore».
Da qui la proposta di una sorta di “decalogo dell’affettività”. Don Chino ha insistito sull’importanza della fiducia, del rispetto, della serenità, così come delle regole e delle buone abitudini. È soprattutto in famiglia, ma pure a scuola e in oratorio, che si gioca la partita contro le dipendenze.
Guarda il servizio di Antenna2 con l’intervista a don Chino Pezzoli:

















