Un anno e dieci mesi (con sospensione condizionale della pena) per istigazione alla corruzione. È la condanna inflitta a un tecnico del Comune di Cene al termine di un processo con rito abbreviato. La sentenza è stata pronunciata ieri a Bergamo dal giudice Bianca Maria Bianchi. Da sottolineare che l’uomo rispondeva come privato cittadino e non come dipendente pubblico.
L’episodio contestato risale al maggio del 2014. Secondo l’accusa, il tecnico avrebbe insistito con un’agente di Polizia locale – all’epoca in servizio a Cene, ora ad Albino – perché spingesse una pratica per la residenza di tre cinesi, che ne avevano bisogno per ottenere licenze commerciali. Quando la vigilessa aveva svolto i controlli, non li aveva trovati in casa.
Il proprietario dell’appartamento rischiava anche una contravvenzione per aver omesso di comunicare la dichiarazione di ospitalità dei cinesi. Sempre secondo l’accusa, il tecnico avrebbe detto che qualcuno era disposto a pagare purché l’agente chiudesse un occhio. Ma la vigilessa si è rivolta alla Guardia di finanza.
Il tecnico, dal canto suo, ha respinto le accuse. La difesa ha chiesto l’assoluzione ritenendo che siano emersi solo indizi e non prove sufficienti per una condanna. Per questo il difensore, l’avvocato Laura Anna Marini, ha già annunciato ricorso in appello.


















